Anglotedesco

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martedì 15 dicembre 2020

ROBERTA LOMBARDI:"Matteo pensa solo a sè. E' indecente parlare di rimpasto"




INTERVISTA di Federico Capurso 

Roberta Lombardi, volto storico del Movimento 5 Stelle e membro del Comitato di garanzia, è alle prese con le modifiche da apportare allo Statuto del partito, che permetteranno la nascita della nuova leadership collegiale del Movimento a fine gennaio. Ma è una prospettiva che appare lunghissima, di fronte a tutte le incertezze che avvolgono oggi Giuseppe Conte. A partire dalla discussione sul rimpasto, sulla quale Lombardi dà un taglio netto: «È indecente parlarne». 

Indecente perché avete paura di perdere dei ministeri? 

«Noi non lo vogliamo il rimpasto, non vogliamo altri posti e i nostri ministri stanno facendo bene. Detto questo, trovo immorale parlarne perché il rumore di questa discussione si solleva nel pieno di una crisi sanitaria ed economica. È indecente perché negli altri partiti sussurrano, ma non c'è mai qualcuno che si intesti la paternità di questo desiderio; che esca allo scoperto e mostri il suo mondo, fatto di mercimonio di poltrone». 

Si riferisce a Italia viva o è anche l'atteggiamento del Pd a non convincerla? 

«Nel caos della politica, Renzi offre una certezza solida: di essere sempre uno che pensa prima a se stesso e poi al Paese. Sul Pd non saprei. Un giorno sento Zingaretti negare di volere il rimpasto e il giorno dopo sento Bettini che invece accarezza l'idea». 

Sempre contrari, anche se il rimpasto salvasse Conte? 

«Conte sta lavorando bene. Va difeso, non attaccato. E noi, come Movimento, abbiamo già dato piena prova di responsabilità, prima sulla revisione dei decreti sicurezza e poi sulla riforma del Mes, come ci veniva chiesto. Adesso vorrei vedere la stessa responsabilità nelle altre forze politiche». 

Anche nel Movimento ci sono malumori. Vorrebbero dal premier meno protagonismo e un maggiore coinvolgimento del Parlamento. 

«Il Covid non è una giustificazione per le tante decretazioni del governo, ma la pandemia è un dato oggettivo che mette in campo delle urgenze. Mi auguro comunque che il governo si impegni a coinvolgere sempre di più il Parlamento, che ha la forza di essere un luogo di incontro e di sintesi tra visioni diverse della società». 

Se la situazione si incartasse, sarebbe meglio il voto o una nuova maggioranza? 

«Di recente sono stati ridisegnati i collegi elettorali. Se non c'è più questa maggioranza, si può andare al voto. Decide il Capo dello Stato, ma quello di Conte non mi sembra l'atteggiamento di chi ha paura di perdere la poltrona». 

Alla fine, quindi, questa verifica di governo a cosa serve? 

«A niente. Se non a dare nuovo impulso all'agenda politica per il Paese. Noi ci stiamo già lavorando con gli Stati generali. Il 19 e 20 dicembre partiranno i tavoli tematici e sono aperti a tutti». 

Adesso si apre il tavolo per le amministrative con il Pd. Includere Italia viva è possibile? 

«Se volesse condividere una visione di società, io non chiuderei la porta a nessuno. Certo, prima si dovrebbe dare prova di esistere nel Paese reale e non mi sembra che al momento Italia viva abbia una presa tra la gente, al di fuori del Palazzo. Forse devono trovare un'identità che prescinda dal leader del momento». 

Il Movimento a gennaio dirà addio al capo politico e varerà la nuova segreteria politica con 5 membri. 

«Siamo rimasti un po' traumatizzati dalla stagione in cui tutto era concentrato nelle mani di una sola persona. Dobbiamo evitare di pensare alle esigenze dei singoli e rimettere al centro quelle del Paese. Adesso la necessità è quella di evitare cumuli di incarichi e incompatibilità tra ruoli». 

Vuol dire che chi fa il ministro o ha altre cariche interne non potrà entrare nella segreteria? 

«Ne stiamo discutendo. Potremmo lasciare che su punti delicati come questo si esprimano gli iscritti. La presenza di un membro del governo potrebbe essere utile. Non vedrei bene un capodelegazione all'interno dell'organo collegiale. Al tempo stesso, tra capodelegazione e nuova leadership dovrà esserci un raccordo». 

Anche perché se Di Maio restasse fuori, si rischierebbe un cortocircuito. 

«Mi farebbe più paura tradire le attese dei nostri iscritti. Sarebbe comunque assurdo creare delle regole per soddisfare Di Maio o Di Battista, così come fare regole pensate per escluderli». 

E l'altro organo di rappresentanza larga con attivisti e portavoce? 

«Se ne occuperà la nuova leadership». 

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