Anglotedesco

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martedì 29 dicembre 2020

Scuola trascurata: tra orari e trasporti un rientro in classe nell’incertezza

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 29 dicembre 2020.Gianna Fregonara 

Il ritorno a scuola previsto per il 7 gennaio resta ancora in bilico e si sta trasformando in un vero caso politico. È scontro tra alleati della maggioranza sulla percentuale degli alunni da far rientrare gradualmente in classe. L’ala campana del Pd, guidata dal governatore Vincenzo De Luca, frena. I renziani, invece, spingono per portare in classe subito dopo le feste già tre quarti degli alunni. I presidi restano prudenti e in questi giorni sono alle prese con la definizione dei nuovi orari per gli ingressi scaglionati.

Mentre il caso del preside di Vo’ Euganeo sottoposto a procedimento disciplinare del ministero per aver mosso qualche critica su Facebook alla gestione di Lucia Azzolina finisce in Parlamento con un’interrogazione dell’opposizione, anche la riapertura delle scuole superiori prevista per il 7 gennaio si sta trasformando in un caso politico. Non c’è solo l’ala campana del Pd guidata dal governatore Vincenzo De Luca che si dissocia dal faticoso accordo raggiunto prima di Natale per un rientro graduale — si parte con il 50 per cento degli studenti — nelle scuole superiori. Ieri, tra i vari attacchi alla maggioranza, i renziani di Italia viva hanno preso di mira anche la scuola. Il capogruppo di Iv in commissione Trasporti Luciano Nobili ha criticato la scelta di aprire soltanto per la metà degli studenti: «Il fatto che dal 7 gennaio non si riuscirà a mantenere l’obiettivo stabilito del rientro a scuola del 75% dei nostri ragazzi ma che il 50% di loro dovrà continuare con la didattica a distanza è già una sconfitta». Il capogruppo di Iv in commissione Cultura Gabriele Toccafondi ha chiesto conto al premier di aver promesso meno di un mese fa il rientro di tre quarti degli studenti e di aver già fatto marcia indietro: «Il nostro obiettivo non può che essere quello di riportare a scuola tutti i nostri ragazzi. Sono studenti che hanno accumulato fino a 8 mesi di mancata scuola in presenza. Non nascondiamo la nostra preoccupazione in vista del 7 gennaio».

Se questo è il clima di tensione politica nella maggioranza, non meno agitata è la situazione nelle scuole dove i dirigenti scolastici sono alle prese con la definizione dei nuovi orari. Il ministero dell’Istruzione ha dovuto precisare con una nota le nuove regole: al limite del 50 per cento non si può derogare per la prima settimana di scuola. Sono soprattutto gli scaglionamenti degli ingressi a scuola a preoccupare i presidi. A Roma, dove protesta anche la Cgil, hanno inviato una lettera al prefetto e alla ministra Azzolina per chiedere di rispettare l’autonomia scolastica e concedere più flessibilità nei turni che sono invece rigidamente stabiliti alle 8 e alle 10 con uscita a metà pomeriggio. «Così la ripresa il 7 sarà difficile», chiosa il presidente dell’Anp Lazio Mario Rusconi: perplessità e malumori dei presidi sull’applicabilità delle disposizioni dei prefetti ci sono anche in alcune province della Toscana, del Veneto e della Puglia. In Campania, la giunta De Luca ha precisato la presa di posizione di domenica: il rientro sarà più graduale che altrove, partendo il 7 solo con i bambini delle scuole dell’infanzia e di prima e seconda elementare, poi l’11 le altre classi della primaria, il 18 le medie e finalmente il 25 anche la metà degli studenti delle superiori. Anche le altre Regioni stanno ultimando i piani: in EmiliaRomagna non ci saranno doppi turni ma scaglionamenti; in Piemonte si procede su due turni alle 8 e alle 10 come nel Lazio, a Milano si cambiano anche gli orari di apertura delle attività e dei negozi per permettere agli studenti di muoversi in sicurezza.

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