Anglotedesco

Anglotedesco

mercoledì 16 dicembre 2020

Si dimette Barr, lo «scudo» di Trump


da IL CORRIERE DELLA SERA del 16 dicembre 2020.Giuseppe Sarcina

Il boicottaggio trumpiano perde spinta e figure importanti. William Barr, ministro della Giustizia, ha consegnato la lettera di dimissioni lunedì e lascerà l’incarico il prossimo 23 dicembre. Ieri, invece, il leader dei senatori repubblicani, Mitch McConnell, dopo aver svicolato per settimane, ha riconosciuto la vittoria di Joe Biden alle elezioni del 3 novembre: «Il Collegio elettorale ha parlato. Avremmo voluto risultati diversi, ma ora voglio congratularmi con il presidente eletto Joe Biden e con la vice Kamala Harris, la prima donna a ricoprire questo incarico».L’uscita di McConnell era stata preceduta da dichiarazioni simili rilasciate da una decina di senatori conservatori, alcuni particolarmente vicini a Trump, come Lindsey Graham. Il presidente in carica, dunque, è sempre più solo nel bunker della Casa Bianca e, soprattutto, in quello virtuale costruito su Twitter.Il distacco di Barr, a solo un mese dalla scadenza naturale del suo mandato, forse conta più per il valore simbolico che per il significato politico. L’Attorney General, 70 anni, nato a New York, figlio di docenti alla Columbia University, è un repubblicano ortodosso e con una lunga esperienza di governo. A 41 anni diventò ministro della Giustizia, nominato da George H. W. Bush. Restò in carica dal 1991 al 1993, prima di passare al settore privato. Trump lo ha richiamato al governo il 14 febbraio 2019, in uno dei momenti cruciali. In quei giorni era attesa la pubblicazione delRapporto sul Russiagate, preparato dal Super Procuratore Robert Mueller. Barr riuscì a smorzarne l’impatto, con una gestione selettiva del testo e trasformando i dubbi di Mueller in una piena assoluzione di Trump: nessuna collusione con il governo russo per danneggiare la campagna di Hillary Clinton.Da quel momento Barr ha portato alla deriva il Dipartimento della Giustizia, l’istituzione più indipendente all’interno del Governo. Il ministro ha assecondato le teorie cospirative trumpiane. Nell’agosto del 2019, per esempio, si era presentato in Italia chiedendo informazioni sul professor Joseph Misfud, sospettato di aver tramato con i servizi segreti britannici, italiani e di altri Paesi per diffondere notizie false sui rapporti tra Trump e Putin. Un teorema giudicato privo di qualsiasi fondamento dall’intelligence americana. E ancora, il ministro non si è fatto scrupoli a intervenire nei processi contro Roger Stone e Michael Flynn, sodali di The Donald. Ha riesumato la pena di morte a livello federale, il 25 luglio 2019, interrompendo una moratoria durata 16 anni. Ha avallato l’ordine di schierare la polizia a cavallo contro i manifestanti di Black Lives Matter, il 2 giugno 2020.Ma anche il fedelissimo Barr non ha retto l’ultimo, scomposto assalto trumpiano alla legittimità delle elezioni. Il 1° dicembre aveva dichiarato di «non aver riscontrato frodi significative», suscitando l’ira del presidente. Il 14 dicembre ha preferito lasciare.

Nessun commento:

Posta un commento