Anglotedesco

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lunedì 21 dicembre 2020

Suicida in chat sotto gli occhi della figlia per vendetta


di Andrea Bucci 

Si è portato la pistola alla tempia e ha premuto il grilletto mentre era collegato al telefonino per salutare in videochiamata la figlia di appena sei anni. Ha deciso di farla finita così un uomo di 53 anni residente in provincia di Torino. Ha impugnato una Beretta calibro 6,35 detenuta illegalmente e si è tolto la vita. È un gesto che mette i brividi quello avvenuto domenica sera in una casa di campagna, in un piccolo paese ai piedi delle colline. Una storia di solitudine, rabbia e vendetta. Perché dietro questo gesto c'è la volontà esplicita di infliggere una sofferenza a una bambina, e di farlo per colpire sua madre, considerata colpevole di una storia finita male, dei propri guai, dell'infelicità. L'uomo era stato denunciato per maltrattamenti, era scattato il "codice rosso", la corsia preferenziale che tutela le donne vittima di violenze. Così ha deciso di vendicarsi. E prima di spararsi lo ha scritto su un foglietto di carta lasciato sul tavolo. Aveva pianificato tutto. Chissà da quanto. Era quasi un anno che covava rabbia e risentimento per quella donna di qualche anno più giovane che si era ribellata alle sue violenze. Il 9 gennaio si era presentata dai carabinieri per denunciarlo. «Mi voleva ammazzare», aveva fatto mettere a verbale. Era stata avvisata la procura di Ivrea: i militari si erano presentanti in casa e durante la perquisizione avevano trovato le armi: una pistola e un fucile ad aria compressa, tutti regolarmente denunciati e immediatamente sequestrati. La compagna e i tre figli, di età tra 6 e 14 anni, hanno continuato a vivere con lui fino all'estate. Poi se ne sono andati, trovando ospitalità presso una comunità protetta dove ora sono seguiti dai servizi sociali. Lui è rimasto solo, non aveva più un lavoro. Si è rivolto all'amministrazione del paesino in cui vive, e dove aveva prestato servizio in biblioteca come volontario, per avere un aiuto economico e pasti caldi. Un'ischemia l'aveva reso fisicamente fragile, ma la comunità non l'aveva lasciato solo: il suo medico di base e il maresciallo dei carabinieri a turno, lo visitavano per accertarsi delle sue condizioni. Eppure, nonostante il sostegno, gli aiuti, i tentativi di aiutarlo, aveva reiterato le violenze. Non più fisiche, visto che la compagna era lontana e protetta, ma verbali. Minacce e insulti. Fino all'epilogo di domenica sera quando, dopo cena, ha chiamato al telefono la figlia più piccola, ha acceso la telecamera e si è sparato davanti a lei. A nulla sono serviti i soccorsi del 118 allertati da una vicina di casa, che ha sentito il colpo di pistola. Quando l'équipe medica ha raggiunto la casa era già morto. Sul tavolo c'era quel biglietto che suona come l'ultima terribile violenza. I carabinieri l'hanno sequestrato. E così la pistola su cui il sostituto procuratore di Ivrea, Daniele Iavarone, che conduce le indagini, ha ordinato accertamenti per individuarne la provenienza. Non era tra le armi regolarmente in suo possesso. La matricola non era cancellata. 

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