Anglotedesco

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giovedì 17 dicembre 2020

TERESA BELLANOVA:"Il tempo è scaduto,pronta a dimettermi"

 


Intervista di Alessandro Di Matteo 

L'incontro a palazzo Chigi è appena terminato quando Teresa Bellanova risponde per l'intervista. La ministra è tranquilla, ma decisa: «Siamo quasi alla fine dei tempi supplementari», spiega. Le dimissioni delle due esponenti Iv al governo sono sul tavolo, di fatto congelate in attesa di approvare la legge di bilancio e gli altri provvedimenti urgenti. Poi, però, tra fine dicembre e inizio gennaio Conte dovrà «tirare le fila e dire se ci sono le condizioni per andare avanti. Altrimenti le nostre deleghe sono lì. E se loro hanno altre operazioni da fare, facciano». 

Ma com'è andata con Conte? Pensate ancora che il premier intenda «tirare a campare» come ha scritto Renzi nella lettera che gli ha inviato? 

«Lui ha detto che la lettera l'ha trovata costruttiva e che ci deve riflettere. Dice che documento è costruttivo, allora dia risposte costruttive. Lo abbiamo detto e ribadito: si va avanti se ci sono le condizioni. L'uomo solo al comando non va bene per nessuno». 

Pensate ancora che Conte voglia i «pieni poteri»? 

«Il tentativo dei pieni poteri è inscritto in quel modello di governance sul Recovery Plan dove si commissariavano ministeri, regioni, amministrazione. L'unica condizione è liberare il tavolo, e riscrivere il modello da cima a fondo perché sia funzionale all'attuazione del Recovery, a niente altro. Perché sia l'occasione per un rinnovamento pieno della pubblica amministrazione. Noi non ci tireremo indietro». 

Ma il premier ha chiarito come funzionerà la gestione del Recovery fund? Temete ancora che voglia esautorare governo e parlamento? 

«Non lo ha fatto stasera, perché non è argomento da risolvere in pochi minuti. E non lo ha fatto in questi giorni nelle sedi deputate. È necessaria, nel Consiglio dei ministri e nelle forze politiche di maggioranza prima, in Parlamento poi, una discussione nel merito sul contenuto del Recovery Plan. Forse non è ancora ben chiara la posta in gioco: con quelle risorse, di cui solo una parte a fondo perduto, noi decidiamo del futuro del Paese e delle nuove generazioni. Non so cosa passa nella testa del premier Conte e non voglio saperlo. Di certo, non lasceremo spazio alle tentazioni di esautorare funzioni in capo ai ministri, all'amministrazione, al Parlamento, alle parti sociali». 

Sui servizi segreti cosa ha detto Conte? Lascerà la delega a qualcun altro? 

«Nel documento consegnato il passaggio è ben chiaro: se abbiamo fatto un governo per evitare i pieni poteri a Salvini, non li affideremo a altri. L'indisponibilità di Conte a un confronto di maggioranza sul ruolo dell'Autorità delegata è inspiegabile. L'intelligence appartiene a tutti, non è la struttura privata di qualcuno, come non solo di qualcuno 209 miliardi: per questo è necessaria indicare un nome autorevole per gestire questo settore. Su un terreno così delicato Conte non può lavorare con se stesso». 

Si è parlato anche di rafforzare la squadra di governo? 

«Abbiamo consegnato un documento. Adesso aspettiamo le risposte. Valuteremo il da farsi, con l'opportunità, se serve, di rafforzare piuttosto che azzerare». 

Il governo sta per varare il lockdown di Natale. Voterete a favore delle norme in consiglio dei ministri? 

«Italia Viva sosterrà le decisioni del governo purché siano coerenti, chiare, comprensibili. Le uniche condizioni perché le persone possano realmente rispettarle». 

Premier e alleati, in realtà, vi accusano di usare Recovery fund, Mes etc come pretesti per far cadere il governo. 

«È un peccato se non si riesce a cogliere la sostanza dei nostri rilievi. Forse è passata inosservata la nota diffusa nel pomeriggio di oggi dall'Inps sul crollo assunzioni nel settore privato: rispetto allo stesso periodo del 2019 il 34% in meno. Di questo passo, il prossimo marzo, quando terminerà il blocco dei licenziamenti, potrebbe essere devastante. I bonus non solo la soluzione, né le misure tampone. Noi dobbiamo costruire soluzioni. La maggioranza regge se pensa a questo, se ha i numeri per fare cose, non per chiacchierare». 

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