Anglotedesco

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mercoledì 16 dicembre 2020

Torna in bilico la riapertura delle scuole dopo le feste

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 16 dicembre 2020.Paola Caruso e Paola Fregonara

A gennaio c’è il rischio che le scuole non riaprano. Gianni Rezza (ministero della Salute): «È presto per decidere». Timori della ministra Lucia Azzolina che ai suoi dice: «Valutazione a fine anno».Fosse soltanto per i dubbi del direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza. Due giorni fa aveva già messo le mani avanti anche il governatore del Veneto Luca Zaia che finora ha sempre fiutato il vento prima degli altri: «Se il 7 gennaio si aprono le scuole in una situazione come questa ho l’impressione che ci facciamo male». I presidi del Piemonte hanno già persino scritto una lettera al governatore Alberto Cirio con una proposta: riapriamo l’11 o meglio ancora il 18 gennaio. Un’idea condivisa anche dal governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.In questo clima al ministero dell’Istruzione non si fanno troppe illusioni sul fatto che il Dpcm del 3 dicembre, quello che annunciava la riapertura delle scuole superiori il 7 gennaio, riesca a restare in vigore così com’è fino alla fine delle vacanze. «Resta il nostro obiettivo ma si dovrà fare una valutazione della situazione dei contagi a fine anno», ha spiegato ai suoi la ministra Lucia Azzolina, e quel giorno lei vuole presentarsi con «un piano credibile e pronto per essere attuato», per garantire la massima sicurezza nelle scuole. Dei dubbi li deve avere anche lei se continua a ripetere che «durante le festività natalizie dobbiamo fare dei sacrifici anche per far tornare al più presto a scuola i ragazzi». E ancora più che il timore che il 7 gennaio non sia la data vera di riapertura delle scuole superiori dopo due mesi di didattica a distanza, al ministero lo scenario da incubo è quello di un ritorno in classe a gennaio seguito da una rapida marcia indietro: e questo — lo sa bene anche Azzolina — né lei né il governo se lo possono permettere, sarebbe una vera sconfitta. «Un rischio purtroppo concreto» secondo gli addetti ai lavori, come ha spiegato il preside del Volta di Milano Domenico Squillace: a metà gennaio «si pagheranno» gli effetti degli incontri natalizi e, se i contatti risalgono, «le prime a chiudere saranno le scuole: un rischio che si eviterebbe tornando in presenza a febbraio».Del resto, più che il numero di contagi nelle scuole — sull’incidenza dei quali nel numero totale di malati Covid si discuterà ancora per molto — quello che rende complicata la riapertura delle superiori è il tracciamento: per ogni studente o professore che si infetta è necessaria almeno una trentina di tamponi ai loro contatti e le Asl non riescono a reggere. «Per riaprire — dice Pierluigi Nigri, vicepresidente dei pediatri — è necessario che ci sia in ogni Comune un centro per fare i tamponi a studenti e insegnanti».Per quanto riguarda il piano che Azzolina vuole avere pronto per il giorno in cui dovrà difendere il ritorno in classe degli studenti delle superiori in consiglio dei ministri, è più facile a dirsi che a farsi. I prefetti, come previsto dall’ultimo Dpcm, avranno l’ultima parola. Ma nelle prime riunioni di questi giorni l’idea di scaglionare gli ingressi dopo le 10 del mattino sta perdendo consistenza un po’ ovunque. «Possiamo accettare come ultimo orario le 10, non oltre — spiega Mario Rusconi, presidente dell’Associazione presidi del Lazio — altrimenti gli studenti tornano a casa alle sette o alle otto di sera». C’è poi il problema delle mense — nelle scuole superiori non ci sono e comunque predisporre un servizio costa — nel caso in cui si stia tutto il pomeriggio in classe. Molti presidi poi, da Milano a Roma a Torino, hanno ancora problemi di spazi: con le aule piccole possono accogliere non più di metà classe al giorno, come si fa ad arrivare a quel 75 per cento di studenti in presenza di cui si parla nel Dpcm? Disporre i banchi monoposto, che sono finalmente arrivati tutti, un po’ più vicini non sembra una soluzione adottabile. L’idea proposta in Piemonte di dotare le classi di nuovi sistemi di areazione sembra più un buon proposito natalizio che un obiettivo per il 7 gennaio.

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