Anglotedesco

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giovedì 17 dicembre 2020

Vaccino-day il 27 ma è caos forniture

 


Alessandro Barbera e Marco Bresolin 

Non un "V-Day" europeo, ma tre. Fra il 27 e il 29 di dicembre, in caso di via libera dall'autorità di controllo comunitaria sui farmaci (Ema) tutti i Paesi dell'Unione inizieranno le campagne di vaccinazione. Chi non è ancora pronto lo farà "simbolicamente", in attesa di riprendere a gennaio, altri avvieranno una somministrazione di massa almeno per le categorie a rischio, ovvero personale medico, anziani e immunodepressi. Già, perché esaurito l'effetto annuncio il vero timore delle istituzioni europee è di rimanere a secco non appena finiranno le dosi acquistate dell'unico vaccino già in circolazione, quello tedesco-americano di Pfizer e BioNTech. L'Agenzia del farmaco ha deciso di anticipare al 6 gennaio il via libera all'altro prodotto made in Usa, quello di Moderna. Non basterà comunque: per questo la Commissione europea sta correndo ai ripari con l'incremento degli acquisti di Pfizer e nuovi contratti. La causa delle preoccupazioni sono i ritardi di alcuni dei vaccini su cui si era fatto affidamento. Il problema più grosso sono i farmaci sviluppati proprio in Europa da Astra Zeneca e Sanofi. L'Unione ha prenotato 300 milioni di dosi del primo, con un'opzione per ulteriori 100 milioni. Anche Sanofi avrebbe dovuto fornire rapidamente 300 milioni di fiale ai Ventisette, ma i tempi per l'autorizzazione sono lontani. La Commissione ha così firmato un nuovo contratto con Novavax per 100 milioni di dosi (più un'opzione per altrettante), ma soprattutto ha comunicato a Pfizer/BioNTech l'intenzione di far valere l'opzione già sottoscritta per ulteriori 100 milioni di dosi. Di queste, 13, 5 milioni sono destinate all'Italia. Nelle intenzioni del commissario all'emergenza Covid Domenico Arcuri avremmo dovuto ricevere nei primi sei mesi del 2021 circa 40 milioni di dosi dalla sola Astra Zeneca. Un errore nella sperimentazione sta allungando i tempi. Fonti ben informate che chiedono di non essere citate spiegano di non farsi illusioni: la ventilata ipotesi di autorizzare il vaccino solo per gli under 55 è inverosimile. Il vaccino o è autorizzato per tutti, o non lo è. Nello specchietto a disposizione del ministero della Sanità Sanofi dovrebbe garantire altre 40 milioni di fialette nel terzo e quarto trimestre del 2021. Sul vaccino francese ieri Arcuri ha messo le mani avanti: le dosi che avrebbero dovuto essere garantite nella seconda parte del 2021 arriveranno solo «nel secondo e terzo trimestre del 2022». A questo punto c'è da sperare che vada tutto bene con l'ultima fase della sperimentazione Johnson and Johnson: sulla carta promette 14 milioni di dosi fra aprile e giugno, altri 32 milioni fra luglio e settembre. Non è un caso se Arcuri abbia sottolineato che in cima alla lista delle persone da vaccinare ci sono personale medico e anziani, non il personale scolastico. La scala di priorità sarà l'età. Di fronte a tutto questo era inevitabile che la gestione dei contratti con le case farmaceutiche da parte della Commissione finisse nel mirino del Parlamento Ue. Un dettaglio farà salire ulteriormente le polemiche: secondo un documento interno ottenuto dalla Reuters, a luglio l'esecutivo comunitario ha rifiutato l'offerta di Pfizer/BioNTech per la vendita di 500 milioni di dosi. I negoziatori di Bruxelles avevano giudicato il contratto troppo oneroso (15,5 euro a fiala), puntando così su prodotti meno cari. 

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