Anglotedesco

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martedì 22 dicembre 2020

Zaki alla madre: «Non ce la faccio più»

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 22 dicembre 2020.Marta Serafini

Trecento diciannove giorni in carcere. Passano i mesi e Patrick Zaki non ce la fa più. «Sono esausto fisicamente e mentalmente, non posso continuare a stare qui ancora a lungo e mi deprimo ogni volta che c’è un momento importante nell’anno accademico, mentre io sono qui invece di essere con i miei amici a Bologna», ha detto lo studente alla madre durante l’ultima visita ricevuta nel carcere di Tora.Trecento diciannove giorni, con l’ultimo rinnovo di custodia cautelare stabilito dai giudici egiziani due settimane fa. Preoccupata e straziata la famiglia, che ha parlato di una visita «da spezzare il cuore» mentre gli amici e i sostenitori rinnovano gli appelli. «Durante la visita — raccontano i familiari del giovane — ci ha letteralmente spezzato il cuore. Le sue parole ci hanno lasciato in lacrime, incapaci di aiutare nostro figlio in questa straziante situazione. Siamo rimasti scioccati dal vedere che era depresso al punto che ha detto di uscire raramente dalla sua cella, perché non accetta di trovarsi lì e non vuole affrontare il fatto di dover uscire per camminare solo per qualche metro per poi essere rinchiuso di nuovo in una cella di pochi metri».Parole di dolore, cui fanno eco, dall’Italia, quelle di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International. «Mi auguro che all’interno del governo italiano questo messaggio della famiglia di Patrick sia letto, circoli e produca una reazione immediata. Non possiamo perdere tempo. Il messaggio che arriva da Patrick è chiaro, bisogna reagire con la massima urgenza».Zaki aveva già lamentato dolore alla schiena e la necessità di antidolorifici in due lettere diffuse nei giorni scorsi. Così come era stato sottolineata per il giovane l’impossibilità di stare con la sua famiglia di origine copta, in occasione delle feste natalizie.Lo studente dell’Università di Bologna è rinchiuso uno dei peggiori carceri del mondo. A rendere ancora più intollerabile la sua situazione — e quella degli altri 60 mila oppositori politici — il fatto che i governi europei non sembrano intenzionati a rompere le relazioni con l’Egitto, commerciali o diplomatiche che siano. Al contrario, polemiche e accuse ha suscitato nei giorni scorsi la decisione del presidente francese Emmanuel Macron di insignire il presidente egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, della Legion d’Onore.Qualche spiraglio però si è aperto venerdì, in seguito alla risoluzione approvata dal Parlamento europeo in cui si chiede esplicitamente all’Egitto la liberazione di Zaki e la collaborazione sul caso Regeni, così come dopo le parole del ministro degli Esteri Luigi Di Maio che ha sottolineato di considerare il caso dello studente egiziano come «un caso italiano».

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