Anglotedesco

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domenica 17 gennaio 2021

A Conte mancano quattro senatori:«Tutta l'Europa ci sta guardando»


di Ilario Lombardo 

La terza vita di Giuseppe Conte potrebbe iniziare già oggi. Ma il parto non è detto sarà semplicissimo. Al netto della voglia di drammatizzare e nonostante un altro deputato conquistato a Matteo Renzi, ieri sera il clima al vertice di maggioranza appariva cupo: i numeri basterebbero appena per ottenere la maggioranza assoluta dei componenti alla Camera: 316 deputati. Secondo alcuni calcoli si arriverà a 314, secondo altri a 320. Comunque non una valanga, utile a dare un'immagine di solidità almeno nel ramo più popolato del Parlamento. Va ribadito un concetto: basta un voto in più dei presenti perché il governo abbia la fiducia. Ma questa è l'aritmetica dei regolamenti. Poi c'è la politica, e quella componente psicologica che pretende una maggioranza totale, al Senato fissata a 161. Domani si capirà se Conte aggancerà il traguardo oppure no. Se il suo appello, «a tutti gli europeisti», di centrodestra e di centrosinistra, «alla maggioranza Recovery», trasversale, avrà fatto breccia tra i responsabili in bilico, tra i dubbiosi di Forza Italia ma soprattutto tra i renziani. È a loro, ai parlamentari di Iv che si rivolgerà, «non a Matteo Renzi», confermano da Palazzo Chigi e dal Pd, per convincerli a proseguire assieme. Al momento tutto può ancora accadere. La sensazione è che ogni ora, ogni minuto sia fondamentale a raccogliere ossigeno. Mancano due senatori a vita, Carlo Rubbia e Renzo Piano, da Iv Riccardo Nencini non è certo che altri due lo seguiranno sull'ok a Conte. Si tratta, si promette, si ragiona con i responsabili, saliti al rango di costruttori e 24 ore dopo dati in fuga. Da Palazzo Chigi filtra una timida speranza: ne mancano 3-4. I senatori conquistati alla causa sarebbero 157-158. La maggioranza relativa sembra assicurata, anche perché Renzi conferma che Iv si asterrà alla fiducia e non voterà contro, mercoledì, per lo scostamento di bilancio che prevede il quorum massimo dei componenti. Se così fosse, il governo avrebbe l'agibilità politica - fragile, certo - per andare avanti fino a dopo l'estate, quando serviranno di nuovo i numeri assoluti per la nota di aggiornamento al bilancio. Ma a quel punto l'Italia sarà già nel semestre bianco che impedisce lo scioglimento delle Camere. Per questo i negoziati restano serrati, anche con l'Udc che sabato aveva chiuso la porta a Conte. La centrista Paola Binetti ha fatto recapitare al presidente del Consiglio la sua disponibilità a tenere entrambi i piedi in maggioranza, e la senatrice Sandra Lonardo ha confermato la sua conversione alla «responsabilità». Il marito, l'eterno Clemente Mastella, si è già inventato un movimento e lo porta in dote a Conte. «Si chiamerà "Meglio noi, per l'Italia". Perché se Renzi, Zingaretti, Di Maio e Leu pensano di vincere le elezioni, perderanno in maniera inesorabile. C'è bisogno di un'area centrale che gli dia una mano». Di fatto, è la rivisitazione 2. 0 del fu Udeur, il piccolo partito che resse le sorti e dannò il governo Prodi. Mastella rispecchia alla perfezione il progetto politico che ha ancora in mente Conte, pronto ad offrirlo ai popolari, moderati, liberali che vivono al confine tra la destra e la sinistra, in quel centro sempre conteso che con rigurgiti nostalgici democristiani è ridiventato lo spazio politico protagonista della Repubblica. Le interlocuzioni con l'Udc partivano dallo stesso presupposto e gli stessi bisogni. A Palazzo Chigi ancora sperano che il leader Lorenzo Cesa ci ripensi e traghetti non solo i suoi altri due senatori, ma anche il simbolo nella maggioranza. A questo punto non è necessario che lo faccia domani. Perché se Conte otterrà la fiducia potrà farlo anche quando si riaprirà un'ampia discussione sul Conte Ter, sul rimpasto o sui ministeri rimasti vacanti da Iv. Sono due però le condizioni poste dai centristi. La prima è che il divorzio con Renzi sia definitivo, perché ne va della competizione al centro. La seconda è una garanzia di sopravvivenza anche oltre il 2023 attraverso una legge elettorale non ostile che possa mettere in sicurezza il gruppo/partito centrista nascente. Il premier, il Pd e il M5S hanno dato le loro rassicurazioni sulla formula proporzionale da inserire nel patto di legislatura. Ma per attirare a sé i costruttori Conte userà anche il proprio discorso in Aula. Confermano che eviterà di puntare il mirino della sua retorica contro Renzi, e si soffermerà sulle cose fatte e da fare, comprese le varie concessioni all'ex rottamatore sul Recovery plan. Per il resto lancerà un appello «a tutti gli europeisti» del Parlamento, e "aprirà le porte", come ha già fatto "alla luce del sole" il segretario Pd Nicola Zingaretti, a chi non vuole morire sovranista e minoritario, proponendo una «casa comune» fondata sui valori dell'Unione. 

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