Anglotedesco

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giovedì 28 gennaio 2021

Agli occhi del Quirinale prende corpo l'opzione del mandato esplorativo

 



di Ugo Magri 

Chi potesse sbirciare nel taccuino del presidente, al termine di una giornata per lui estenuante, vi troverebbe scritto che la soluzione della crisi rimane un puzzle e, come al solito, Matteo Renzi ci ha messo del suo per renderlo più impegnativo. Ma per quanto difficile sia trovare una via d'uscita, non è ancora il momento di gettare la spugna. Rimane uno spiraglio. Durante il colloquio con la delegazione di Italia Viva non è mai risuonato alcun veto personale verso Giuseppe Conte. Qualcuno sostiene il contrario, ma tra gli appunti presidenziali quel «no» chiaro e definitivo non risulta. Al cospetto di Sergio Mattarella è stato sollevato invece un problema preliminare che coincide, sostanzialmente, con quanto Renzi ha dichiarato davanti alle telecamere: esiste ancora una maggioranza che comprenda Iv? E se non c'è più, può essere ricostituita? Il dubbio ha un suo fondamento, non soltanto per via degli anatemi piovuti nei giorni scorsi sul senatore di Rignano colpevole di avere aperto la crisi («è inaffidabile, mai più con lui»), ma anche per via delle preclusioni emerse ieri mattina da parte di Leu e pure alla luce di certe titubanze Pd nella persona del suo segretario, Nicola Zingaretti: qualcuno si sarebbe aspettato, forse, che si spendesse di più per mettere pace con Renzi, e invece no. Dunque, nell'ottica del Quirinale, Italia Viva non ha sbattuto la porta in faccia a Conte, ma ha chiesto di definire innanzitutto il perimetro dell'alleanza magari affidandosi a qualche «esploratore». Il che determina due conseguenze. La prima: niente incarico, almeno per ora, al presidente del Consiglio dimissionario. Difatti Conte sarebbe la persona meno indicata per «esplorare» su se stesso. Si troverebbe in una condizione, umana e politica, di grave imbarazzo. Questa missione andrebbe ragionevolmente svolta da qualcun altro. Per cui ieri sera si accavallavano molte ipotesi su chi potrebbe essere (anzitutto il presidente della Camera Roberto Fico, oppure la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese), senza escludere l'eventualità che sia Mattarella in persona a condurre un nuovo giro di consultazioni. Ma al Quirinale c'è enorme prudenza al riguardo, in quanto ancora non siamo affatto a questo punto. Per esplorare l'esistenza di una maggioranza comprensiva di Italia Viva, viene fatto notare, bisogna che nel frattempo qualcuno non la faccia saltare in aria. Ecco dunque la seconda conseguenza della mossa di Renzi: tutti gli occhi, dal Colle, sono puntati sui Cinque stelle. Se la delegazione grillina si presentasse nel pomeriggio da Mattarella ribadendo che no, loro non sono disposti a fare pace con Renzi, in quel caso metterebbero una pietra tombale pure sul Conte ter. Chiaro il motivo: Italia Viva si chiamerebbe fuori, e incaricare di nuovo il premier uscente sarebbe a quel punto perfettamente inutile, si ragiona dalle parti del Quirinale, perché mancherebbero i numeri in Parlamento. La palla passa dunque ai pentastellati, tutto dipende da ciò che diranno oggi alle 17. Se si ravvederanno su Renzi, potrà seguire un ulteriore approfondimento. Se insisteranno nel "niet", allora Mattarella sarebbe costretto a voltare pagina. Qui entriamo sul terreno minato delle supposizioni. Tutto fa ritenere che il capo dello Stato proverebbe a giocare la carta disperata di un governo di salvezza nazionale (a questo proposito sarà interessante sentire che cosa dirà alle 16 la delegazione del centrodestra). E se pure quella andasse male, non resterebbero che le elezioni. A parole nessuno le desidera, ma forse qualcuno sta barando

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