Anglotedesco

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venerdì 22 gennaio 2021

Berlusconi in campo: datemi l’elenco di tutti i dubbios.i Li chiamo e li convinco

 


da IL CORRIERE DELLA SERA  del 22 gennaio 2021.Tommaso Labate

«Mandatemi l’elenco completo di tutti quelli che ritenete indecisi. Se c’è qualcuno su cui avete meno dubbi, mettetelo comunque nella lista. Tutti quelli che in questo momento potrebbero ricevere una chiamata da Palazzo Chigi, o comunque da qualcuno di Cinquestelle e Pd, devono prima parlare con me».Quando ieri mattina gli hanno comunicato la notizia dell’inchiesta calabrese in cui è indagato anche Lorenzo Cesa, Silvio Berlusconi ha avuto una specie di visione. Le formule tipo «giustizia a orologeria» o «toghe rosse» sono finite in disuso, da qualche anno a questa parte sono pezzi d’antiquariato della retorica berlusconiana e nessuno ha intenzione di toglierle dalla naftalina, men che meno l’ex presidente del Consiglio. Eppure, quando ha saputo dell’indagine a carico del segretario dell’Udc, il Cavaliere e la sua cerchia ristretta hanno iniziato a unire i puntini arrivando a formulare un’ipotesi che un berlusconiano di altissimo rango sintetizza così: «Nel governo Conte danno sia il Psi di Nencini che l’Udc di Cesa come sicuri satelliti della maggioranza allargata. Se con il primo hanno già chiuso, coi centristi il discorso potrebbe essere agevolato dall’improvviso indebolimento del segretario indagato, che infatti si è dimesso subito...». Verosimile o fasulla che sia, la notizia ha spinto Berlusconi a farsi mandare immediatamente l’elenco di tutti quei parlamentari che vengono considerati indecisi, di tutti quelli che potrebbero scegliere di seguire Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin nel perimetro della maggioranza. «Mi metterò anch’io a fare le telefonate», ha insistito l’ex presidente del Consiglio, che in un vertice con Gianni Letta e Niccolò Ghedini ha ribadito la linea della fermezza rispetto a qualsiasi dialogo con la maggioranza. «Anche meglio le elezioni».Brucia, e non poco, il malizioso affondo di ieri l’altro di Salvini sull’uscita della Rossi («È inutile stare a fare strategie se anche i fedelissimi ci abbandonano») arrivato per giunta a una settimana esatta dal giorno in cui, in un vertice su Skype, l’ex leader leghista si era lasciato scappare che «Berlusconi sarebbe un ottimo presidente della Repubblica» su cui puntare nel caso in cui il centrodestra centrasse il bersaglio grosso e ottenesse quelle elezioni anticipate che chiede a gran voce. Come brucia, e questo i big forzisti lo ammettono, anche se a microfoni spenti, la consapevolezza «che qualcun altro per strada lo perderemo di sicuro, al Senato e forse anche alla Camera».Certo, gli indiziati — da Luigi Vitali a Barbara Masini, passando per Anna Carmela Minuto e Claudio Fazzone — continuano a mettere nero su bianco smentite su smentite. «Sono sempre stato trasparente e leale ai valori che il mio partito rappresenta. Il trasformismo è una cosa che non mi appartiene», ha scritto quest’ultimo in una nota. Ma l’aria che tira tra gli azzurri, soprattutto al Senato, è talmente pesante che anche le smentite non vengono considerate una garanzia. Uno degli addetti al pallottoliere azzurro ha ritagliato e conservato una dichiarazione alle agenzie con cui Causin negava il passaggio tra i «costruttori» e lo sbobinato di frasi analoghe pronunciate da Renata Polverini lunedì mattina alla trasmissione Omnibus su La7. «Questo perché mi serva di lezione, mai dare nulla per scontato. In certi momenti non bisogna fidarsi che del proprio istinto…».E si ritorna al punto di partenza, al gelo che ha attraversato i banchi di Forza Italia martedì sera, quando i sì alla fiducia pronunciati a voce alta da Rossi e Causin hanno fatto sentire gli azzurri come vittime sacrificali di una specie di Opa ostile. Cosa succederebbe se il simbolo dell’Udc passasse nel bouquet di simboli che sostengono il governo Conte?Tra i telefoni surriscaldati, adesso, c’è anche quello di Berlusconi in Costa Azzurra. Un tempo, da quella voce, partivano gli inviti a far parte di una maggioranza. Ora si cerca di sbarrare la strada a quelli che la maggioranza la vanno cercando. E che potrebbero trovarla presto, forse.

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