Anglotedesco

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giovedì 28 gennaio 2021

Biden taglia emissioni e sussidi È partita la battaglia per l’ambiente

 



da LA REPUBBLICA del 28 gennaio 2021.Federico Rampini

«Abbiamo atteso troppo per affrontare la crisi del clima. È una minaccia esistenziale. È davanti ai nostri occhi, la sentiamo. È ora di agire, subito». Così Joe Biden ha annunciato la sua firma a una serie di ordini esecutivi sull’ambiente che rovesciano la deregulation dell’Amministrazione Trump in favore dell’energia fossile. Nello stesso giorno un altro strappo rispetto al predecessore avviene nella politica estera: il congelamento nelle vendite di armi ad Arabia Saudita ed Emirati.

Biden dice che gli Usa annunceranno presto impegni vincolanti per la riduzione delle emissioni carboniche, in obbedienza agli accordi di Parigi. Il suo super-ambasciatore per l’ambiente, l’ex segretario di Stato John Kerry che ebbe un ruolo decisivo negli accordi del 2015, convocherà il 22 aprile (Earth Day) un summit mondiale sul clima. Tra i decreti firmati ieri da Biden, quello che avrà il maggior impatto immediato impone all’authority per l’ambiente (Environmental Protection Agency) di ripristinare le riduzioni obbligatorie nelle emissioni di CO2 imposte da Obama per auto, camion, centrali elettriche. Biden ha annunciato anche la fine dei sussidi federali per le energie fossili. Il presidente ha volutamente insistito su un linguaggio positivo nel presentare la svolta ambientalista: non all’insegna dei sacrifici, ma delle opportunità. Per esempio ha sottolineato la possibilità di «creare un milione di posti di lavoro » grazie al piano di conversione delle flotte automobilistiche pubbliche, che presuppone massicci acquisti di auto elettriche da parte del governo federale. I più ambiziosi di questi progetti, tuttavia, non sono contenuti negli ordini esecutivi firmati ieri: la versione Biden di un Green New Deal — che lui preferisce non chiamare così — prevede spese che devono essere approvate al Congresso. L’iter per fare approvare fino a duemila miliardi di dollari di investimenti in progetti legati alla transizione sostenibile, non sarà né breve né scontato. La stessa abolizione dei sussidi federali per le energie fossili deve passare dal Congresso come tutte le leggi di prelievo o di spesa pubblica. Non solo a destra ma anche in campo democratico, quei rappresentanti di Stati che hanno abbondanti risorse di gas, petrolio e carbone, non si lasceranno convincere facilmente. Perciò Biden ha insistito sul risvolto positivo, il lavoro che si crea, non quello che si distrugge. Anche per non ripetere l’errore di Hillary Clinton nel 2016 quando regalò a Trump i consensi di una classe operaia — minatori, siderurgici, metalmeccanici — preoccupata da un "assalto verde" ai posti di lavoro nelle industrie tradizionali.

Fra i provvedimenti figura uno stop alle concessioni per la ricerca e l’estrazione di gas e petrolio sui terreni e sui fiumi federali. Un ordine esecutivo impone la moratoria per le concessioni ad aziende energetiche nella porzione del territorio sotto giurisdizione federale. I terreni federali, compresi quelli riservati alle tribù di nativi americani, rappresentano quasi un quarto di tutta l’emissione di CO2 e le concessioni all e aziende energetiche generano un gettito fiscale di quasi 12 miliardi di dollari all’anno. La moratoria significa che diventano off limits per le attività di prospezione ed estrazione. Il 22% della produzione di petrolio e il 12% del gas naturale viene da questi terreni. Tra il 2014 e il 2019 sono state approvate 20.000 richieste di trivellazione in queste aree. Biden aveva bloccato il completamento dell’oleodotto Keystone Xl, che avrebbe dovuto collegare il Canada al Golfo del Messico. Tra le altre misure Biden metterà sotto la protezione come riserve naturali il 30% delle terre e acque federali entro il 2030; eleverà la lotta al cambiamento climatico al rango di "priorità per la sicurezza nazionale". Una parte di questi gesti sono simbolici, vogliono segnalare la volontà degli Stati Uniti di tornare ad avere una leadership mondiale nella lotta contro il cambiamento climatico. È uno dei terreni su cui Biden vuole anche cambiare la dinamica delle relazioni con la Cina.

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