Anglotedesco

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giovedì 28 gennaio 2021

Big Pharma, l'Ue al contrattacco:«Si può vietare l'export di dosi»


di Emanuele Bonini 

Il caos vaccini sfocia in guerra aperta. L'Europa va all'assalto delle case farmaceutiche con cui ha sottoscritto gli accordi per la fornitura del siero anti-Covid che però non si vede. Ritardi nelle spedizioni per consegne verso altre destinazioni che inducono la Commissione Ue a stanare AstraZeneca, costringendola a rendere pubblici i contenuti del contratto, far scattare il meccanismo di blocco alle esportazioni e ordinare al Belgio ispezioni nei siti produttivi del regno. Una prova di forza per mettere al sicuro la cura, su pressione degli Stati membri. La Svezia ha annunciato la sospensione dei pagamenti, Austria, Danimarca, Grecia e Repubblica Ceca si sono rivolte a Charles Michel, e il presidente del Consiglio europeo ha evocato il ricorso «a tutte le opzioni» per garantire gli approvvigionamenti di fiale in una lettera ufficiale che ha costretto l'esecutivo comunitario a mostrare i muscoli dopo giorni di tentennamenti. Il commissario per la Salute, Stella Kyriakides, ha posto l'aut aut ad AstraZeneca, rea di non aver consegnato i quantitativi di dosi già pagate nei tempi pattuiti: rendere pubblico il contratto prima che ci pensi l'Ue. La società cede, e annuncia l'accesso al documento sottoscritto. Ma non finisce qui, perché contestualmente da Bruxelles viene fatta filtrare la strategia del team von der Leyen: concedere agli Stati dell'Ue in cui il siero è prodotto la possibilità di bloccare le vendite. «Non un divieto di esportazione, ma un tentativo di monitorare la trasparenza delle imprese produttrici dei vaccini», per garantire la distribuzione di tutte le dosi di vaccino prenotate da Bruxelles. Certezza e trasparenza: queste le parole d'ordine alla base della politica muscolare dell'Ue. E non c'è solo il confronto tra il guardiano del mercato unico e i soggetti che vi operano. Sul Covid e la sua strategia di gestione c'è anche la discrepanza di colori, quelli che l'Italia vede per sé e quelli che l'Europa le attribuisce. Oggi si attende l'annuncio che da domenica Emilia-Romagna, Veneto e Calabria tornino in fascia gialla assieme a Toscana, Basilicata, Molise, Campania e provincia di Trento. Possibile un'analoga decisione per Liguria, Lazio e Piemonte, dove i dati restano incerti. Si va verso la soppressione delle zone rosse, ma per il Centro europeo di prevenzione e controllo delle malattie (Ecdc) l'Italia resta ancora tutta zona rossa, con Friuli Venezia Giulia e provincia di Bolzano addirittura con una situazione da giustificare con il rosso scuro, tonalità proposta dalla Commissione europea per indicare le aree ancora più a rischio. «È vergognoso - replica il governatore friulano Massimiliano Fedriga - Chiediamo al governo di intervenire subito a livello europeo per chiedere la correzione di questa mappatura». L'Italia adotta i suoi parametri, l'Unione i propri. Tra campagna vaccinale e misure di confinamento, il Covid continua a far discutere . 

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