Anglotedesco

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martedì 26 gennaio 2021

Casini: «Conte? Sprecati 15 giorni.Recuperi il rapporto con Renzi»


 Intervista di Niccolò Carratelli 

Conte ha sbagliato. E, se persevera, rischia di non tornare a palazzo Chigi. Pierferdinando Casini aveva suggerito al premier di dimettersi subito, «il giorno dopo l'uscita dal governo delle ministre di Italia Viva: a quel punto il responsabile unico della crisi sarebbe stato Renzi», spiega l'ex presidente della Camera, oggi senatore di maggioranza (gruppo Per le Autonomie). «Ora, invece, anche lui è parte del problema, ha perso credibilità - avverte - deve smetterla di cincischiare». 

Ha preso tempo per cercare "responsabili" in Parlamento, con scarso successo... 

«Una ricerca improbabile, più continua a insistere e più rischia di non fare un altro governo. Ha buttato via 15 giorni, facendo un errore enorme, con una caccia ai voti degradante e fallita. Si è delegittimato agli occhi dell'opinione pubblica, le sue ragioni non sono emerse, perché l'aritmetica non è mai politica».

Ora, per restare in sella, cosa deve fare? 

«Se riceverà l'incarico dal presidente della Repubblica, si adoperi per recuperare il rapporto con Renzi, che è poi l'unico modo per allargare decorosamente la maggioranza. Dico decorosamente perché i nomi e le storie politiche hanno la loro importanza: ad esempio, persone come Romani, Quagliariello o Carfagna non potevano accettare di prestarsi a un'operazione politica di questo tipo». 

Dopo quello che è successo, è possibile che Conte e Renzi tornino allo stesso tavolo come se niente fosse? 

«Certo che è possibile, figuriamoci. La cosa fondamentale è la politica, che va oltre i risentimenti e le antipatie. Bisogna superare i personalismi nell'interesse nazionale. E poi il ritorno da Renzi per Conte è l'unica strada percorribile». 

Non potrebbe chiamarsi fuori e magari puntare alle elezioni? 

«Le elezioni non le può ottenere, non sono una scappatoia automatica, è bene che il premier lo abbia chiaro. Certo, una volta che la crisi arriva al Quirinale diventano una possibilità concreta, non sono più un'arma poco contundente per spaventare i responsabili. Ma in Parlamento quasi nessuno le vuole. Se Conte si fa da parte, arriverà un altro al suo posto. Nella mia lunga esperienza politica ho imparato che nessuno è insostituibile e non esistono salvatori della patria: dopo Conte non c'è certo il diluvio». 

C'è un governo di unità nazionale? 

«A mio avviso sarebbe la soluzione migliore per il Paese, con una base larga e solida, ma vedo poche possibilità: si devono consumare diversi passaggi, a quella soluzione non ci si arriva per caso. Non mi pare ci siano, invece, i presupposti per governi tecnici». 

Sul governo di unità nazionale il centrodestra è diviso: Berlusconi favorevole, Salvini e Meloni no. Ma hanno deciso di andare al Colle le per le consultazioni come delegazione unica. Quindi? 

«Da osservatore esterno, vedo due possibilità: o Berlusconi ha convinto Salvini e Meloni a fare una proposta inedita, che superi l'arroccamento del centrodestra sulla richiesta di elezioni e basta, oppure Berlusconi si è piegato e andrà a dire a Mattarella quello che vogliono gli altri due». 

In cambio della candidatura al Quirinale? Può fidarsi della promessa di Salvini? 

«Domanda maliziosa, anche se sappiamo cosa diceva Andreotti sul fatto di "pensar male". Di certo, con i numeri del centrodestra, Berlusconi ha più probabilità di fare il presidente della Repubblica di molti altri nomi che circolano». 

In conclusione, come va a finire questa crisi? 

«Non faccio previsioni, ma dico che non è una crisi difficile da risolvere, Conte ne ha superata una più complicata dopo la rottura con Salvini. Il fatto che, finalmente, sia stata formalizzata, è positivo: obbliga tutti a smettere di giocare. Conte deve parlare di numeri certi e non di ipotesi, Renzi deve far capire cosa vuole davvero. Ognuno si deve assumere le sue responsabilità" . 

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