Anglotedesco

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martedì 26 gennaio 2021

Conte si dimette ma rilancia la sfida:«Ora esecutivo di salvezza nazionale»

 



di Alessandro Di Matteo 

L'ultimo consiglio dei ministri del "Conte bis" inizia presto, alle 9.30 del mattino, e anche questa è una notizia per un governo che ormai aveva abituato tutti alle riunioni notturne. Questa volta, però, il presidente del Consiglio deve fare in fretta e non può permettersi di finire a notte fonda perché subito dopo ha un impegno che - suo malgrado - è diventato irrinunciabile: il colloquio al Quirinale con il capo dello Stato per rassegnare le dimissioni. Giuseppe Conte fa approvare in extremis al governo il decreto che rimette il Coni in regola con le regole del Cio e che evita all'Italia l'onta di presentarsi alle Olimpiadi senza inno e senza bandiere. Poi annuncia ciò che tutti sanno già, l'intenzione di andare a dimettersi subito dopo il consiglio dei ministri. Il premier saluta tutti, «ringrazio l'intera squadra di governo, ogni singolo ministro, per ogni giorno di questi mesi insieme». Ma nelle sue intenzioni non si tratta di un addio, Conte continua lavorare per assicurarsi il terzo incarico in meno di tre anni e a fine giornata lancia un appello su Facebook: «È il momento che emergano in Parlamento le voci che hanno a cuore le sorti della Repubblica», per dare vita a un'alleanza «di chiara lealtà europeista» che lavori a una legge elettorale «di stampo proporzionale» e a riforme istituzionali «come la sfiducia costruttiva».In Consiglio dei ministri tutti gli assicurano sostegno, i capidelegazione di Pd, M5s e Leu - Dario Franceschini, Alfonso Bonafede e Roberto Speranza - gli garantiscono che la coalizione al Quirinale farà solo il suo nome. Ma il premier sa che la buona volontà non basta, servono i numeri, perché di Matteo Renzi non si fida. E quei numeri ancora non ci sono. Conte sale al Quirinale a mezzogiorno, più di un'ora e mezzo dopo la fine del consiglio dei ministri. Il colloquio dura un'ora, il presidente del Consiglio rassegna le dimissioni, Sergio Mattarella - come da protocollo - prende atto e si riserva di decidere, invitando il governo «a rimanere in carica per gli affari correnti».I tempi della crisi saranno stretti, ma per diverse ore - cosa insolita - non viene divulgato il calendario delle consultazioni, perché questa volta è complicato capire anche chi dovrà salire al Quirinale. Il gruppo dei responsabili annunciato per tutto il giorno dagli uomini del premier diventa ufficiale solo in serata, quando il calendario delle consultazioni è stato già diffuso. Si comincia oggi con i presidenti delle Camere, poi i partiti: domani Leu, Pd e Iv e venerdì centrodestra e M5s. I "contiani" al Senato al momento sono dieci, e di fatto non cambiano i numeri a sostegno di Conte, perché sono senatori che già votavano per il governo. Ma per il premier è fondamentale, perché pensa che la pattuglia possa attrarre altri "responsabili" e perché il nuovo gruppo gli permette di diluire il peso dei renziani nelle commissioni al Senato. La speranza del Conte-ter poggia tutta sulla "quarta gamba", «le mie dimissioni - afferma Conte su Facebook - sono al servizio di questa possibilità la formazione di un governo di salvezza nazionale». Ma chiudendo il suo intervento il premier butta là una frase che sembra tradire il timore di non farcela: «L'unica cosa che davvero rileva, al di là di chi sarà chiamato a guidare l'Italia, è che la Repubblica possa rialzare la testa». 

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