Anglotedesco

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giovedì 28 gennaio 2021

Cosi Italia Viva spariglia:"No all'incarico a Conte"


di Alessandro Di Matteo 

È l'ennesimo rilancio, quello che Matteo Renzi va a giocare al tavolo del Quirinale. Una mossa attesa dagli (ex) alleati, perché più volte i parlamentari di Iv avevano fatto capire che durante le consultazioni di ieri non sarebbe stata pronunciata una parola definitiva su Giuseppe Conte. Ma Renzi riesce comunque a sorprendere - e irritare - un po'tutti, perché decide di giocarla prendendosi tutta la scena, con una conferenza stampa quasi più lunga del colloquio con il capo dello Stato. Alla fine l'ex premier non scopre le sue carte, si limita ad alzare la posta e a prendere tempo, per vedere come reagiscono gli altri: «No a Conte ora, sì a un mandato esplorativo», è la sintesi del pensiero renziano che viene fatto filtrare all'ora di cena. Gli altri partiti saliti al Colle hanno rispettato in pieno il copione, nessuna sorpresa è arrivata. I primi ad entrare nell'ufficio di Sergio Mattarella sono proprio quelli del neonato gruppo Maie-europeisti, che nelle intenzioni di Conte avrebbe dovuto rendere marginale Renzi. Ricardo Merlo è netto: «Abbiamo come riferimento il premier Conte. Crediamo sia l'unica soluzione per andare avanti». Merlo va anche oltre, riferisce parole di Mattarella, cosa inusuale per chi partecipa alle consultazioni: «Ha detto che è una situazione critica e che questa crisi va risolta presto». Con Conte senza indugi anche Leu, come spiegano Loredana De Petris e Federico Fornaro, mentre solo Azione e Più Europa dicono no al "Conte ter", invocando una "maggioranza Ursula", cioè da M5S fino a Fi. Ma, appunto, il momento che tutti attendono è quello di Iv. Renzi arriva alle 17. 30, insieme alla delegazione del suo partito e si trattiene per oltre mezz'ora con il presidente. Quando esce parla a lungo davanti alle telecamere, e si presta anche alle domande dei cronisti. «Un comizio», brontola più di un parlamentare Pd. L'ex premier definisce «indecorosa la caccia al parlamentare», chiede agli ex alleati di dire chiaramente se vogliono di nuovo «coinvolgere Italia viva», spiega di essere preferire un «governo politico», ma aggiunge di essere anche disponibile a un «governo istituzionale». Poi, appunto, fa filtrare ai giornalisti il «no a Conte ora, sì a un'esplorazione» per vedere se c'è una maggioranza. E se non c'è, «siamo disponibili a un governo del presidente». Subito dopo arriva il Pd e basta ascoltare Nicola Zingaretti al termine del colloquio con Mattarella per capire l'umore dei democratici. Il segretario parla col tono basso, grave. A differenza di Renzi è breve e non risponde alle domande. Ribadisce che il Pd ha proposto il reincarico a Conte e che avere aperto la crisi è «irresponsabile». Chiede riforme istituzionali e quella legge elettorale proporzionale che Renzi non vuole. Poi va via, nonostante l'insistenza dei cronisti. E a fine giornata è Andrea Orlando, in tv, a far capire cosa pensi il Pd delle parole di Renzi: «Immagino che nemmeno Renzi arrivi a suggerire al capo dello Stato come risolvere la crisi, escludo che lo voglia mettere in imbarazzo.

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