Anglotedesco

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venerdì 29 gennaio 2021

Così l'Italia si colora sempre più di giallo.Spariscono le zone rosse, vietato rilassarsi

 



di Maria Berlinguer

Cinque regioni in fascia arancione, tutte le altre in zona gialla. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della cabina di regia ha firmato ieri sera le nuove ordinanze che andranno in vigore a partire da lunedì 1 febbraio. Sicilia e Provincia di Bolzano passano all'arancione, dove si trovano Sardegna, Puglia e Umbria facendo salire a cinque le regioni che si trovano nell'area di mezzo. Nessuna regione in zona rossa, mentre molte passano da arancione a giallo, comprese Lombardia e Lazio che fino all'ultimo hanno temuto di dover aspettare ancora una settimana per la "promozione". Con loro "guadagnano" un colore migliore Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche e Piemonte. «Credo sia un doveroso e giusto riconoscimento ai tanti sacrifici che i cittadini hanno compiuto in questi mesi e in queste settimane» commenta il governatore della Lombardia Attilio Fontana, protagonista nei giorni scorsi di un durissimo scontro con l'Istituto superiore di Sanità sulle cifre della sua regione, che resta tuttavia quella che registra il maggior numero di positivi: 1900. Ma sono soddisfatti anche il presidente del Lazio Nicola Zingaretti («una buona notizia che dà respiro all'economia») e dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini («premiati gli sforzi dei cittadini»), che chiedono tuttavia di «tenere alta l'attenzione», così com'è prudente il governatore veneto Luca Zaia: «Le zone non sono un gioco a premi dove si vince o si perde. Siamo ancora nel pieno della pandemia, ed è fuori luogo pensare che sia finita». Per Speranza il ritorno in zona gialla di molte regioni è merito delle restrizioni imposte a Natale. Ora però, scrive su Facebook, «è fondamentale mantenere la massima attenzione. La sfida al virus è ancora molto complessa». Del resto,è lo stesso Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss a invitare gli italiani a «non rilassarsi troppo», perché anche se è vero che c'è un calo dei contagi questo è lento e il numero delle vittime continua a viaggiare su cifre inaccettabili. Restiamo dunque «in una fase delicata». Anche perché come spiega il monitoraggio settimanale dell'Iss, l'incidenza è ancora lontana dai livelli che permetterebbero il completo ripristino sull'intero territorio nazionale dell'identificazione dei casi e il tracciamento dei loro contatti. E l'Iss stima che il numero di positivi intercettati siano con un rapporto di 1 a 3, 1 a 4 rispetto ai positivi reali. Nel periodo che va dal 6 al 19 gennaio l'Rt è stato pari a 0,84, scendendo finalmente sotto l'1, superato il quale si torna in zona rischio. Sono 13.574 i test positivi al coronavirus in Italia nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute. Le vittime sono 477. Ieri i positivi erano stati 14.372 e i morti 492. In leggero calo il numero di tamponi effettuati tra antigenici e molecolari, passati dai 275.179 di giovedì a 268.750. Si conferma anche una leggera decrescita dell'indice di positività passato in 24 ore dal 5,2 al 5,05. I casi totali da inizio epidemia sono ora 2.529.070, i morti 87. 858. Gli attualmente positivi sono 467.824 (-6. 793 rispetto a ieri). In isolamento domiciliare ci sono 445.157 persone (-6.394). Continua anche il calo dei ricoveri in terapia intensiva sceso di 18 unità a fronte di un calo di 381 nei reparti ordinari. «C'è un decremento del tasso di incidenza dei casi anche se una decrescita lenta, tranne che a Bolzano. Si sta vedendo un leggero aumento dei casi asintomatici o paucisintomatici e questo tiene conto del fatto che l'uso più ampio dei test antigenici consente di individuare asintomatici», spiega Brusaferro durante la conferenza stampa del venerdì, sottolineando che la curva in Italia è insomma sostanzialmente stabile: il nostro Paese si colloca al margine più basso tra gli altri Paesi europei. «Registriamo una decrescita lenta di ricoveri e terapie intensive», dice. «Conferma Gianni Rezza direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute: «La situazione è migliorata. Ma l'incidenza è tuttavia ancora elevata e resto alto il numero dei morti» mentre «si fatica ad abbattere molto l'incidenza di nuovi casi, in un quadro in cui il virus in Ue circola molto e ci sono varie varianti». Un quadro fatto di chiari e scuri, come avverte il monitoraggio. Per questo la cabina di regia aveva inizialmente spinto perché le restrizioni che scattano nelle regioni in arancione (a partire dalla chiusura dei bar e dei ristoranti salvo per l'asporto) fossero in vigore ancora per una settimana nella maggior parte del Paese. Ma alla fine, davanti alle richieste che venivano dalle Regioni, la decisione è stata quella di una maggiore apertura. 

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