Anglotedesco

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domenica 31 gennaio 2021

Di Maio sferza i suoi:"I numeri parlano chiaro,andiamo avanti con il Pd e facciamoci sentire"

 



di Federico Capurso

È una magra consolazione, per Luigi Di Maio, poter dire di aver previsto con largo anticipo i rischi legati all'operazione responsabili e a quell'imprudente «mai più» scagliato contro Matteo Renzi. Chiedeva da tempo di «gestire e non subire» le frizioni con Italia viva. Voleva «anticipare la mossa» di un rimpasto già dopo le elezioni regionali dello scorso settembre, «quando i nodi erano ancora tutti risolvibili», come ricorda oggi a chi gli è vicino. Aveva capito che «le cose avrebbero potuto complicarsi», soprattutto con l'operazione responsabili: «Non è mai così facile, i conti sono una cosa, la politica è un'altra», rispondeva a chi immaginava nuove maggioranze. Eppure, la sua è rimasta una posizione a lungo isolata tra i big del Movimento. Vito Crimi, Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro e Paola Taverna hanno preferito giocare di sponda con Palazzo Chigi e Alessandro Di Battista, cannoneggiando contro Renzi, invocando i "costruttori". Ora invece si ritrovano tutti - eccetto "Dibba" - sulla posizione del ministro degli Esteri, ma da una posizione di debolezza e con un partito in frantumi. La nuova linea del dialogo invocata finora non vuol dire che Di Maio si sia mai fidato di Renzi. Sa bene che il punto da tenere resta «la difesa di Conte, questo deve essere il nostro obiettivo». E proteggerlo, quindi, dalle trappole che il leader di Iv potrebbe piazzare lungo il tragitto. «Bisogna guardare avanti e preservare il patto con il Pd», dice ai fedelissimi. Fare asse, per resistere alle pressioni renziane. «È inutile piangere sul latte versato. Quel che è importante - avrebbe sottolineato - è che nessuno pensi di fare il donatore di sangue. Abbiamo dato fin troppo».Puntellare Palazzo Chigi e l'alleanza coi Dem, senza cedere troppo a Iv. A partire dai «temi, su cui non possiamo arretrare di un centimetro». Il Mes, e poi giustizia e ambiente. Ormai, però, i pericoli si annidano ovunque. Anche nelle trattative per la formazione del nuovo governo. I parlamentari M5S temono che il Movimento sia destinato a perdere altri ministeri di peso, e iniziano già a far di conto: «In base alle percentuali di parlamentari, ci spetterebbero 12 ministri». Ma Di Maio sa che non sarà una partita facile: «Non fossilizziamoci sui numeri, pensiamo alla qualità delle persone», avrebbe infatti chiesto a chi ora inizia ad alzare la voce, reclamando spazio. In questa fase, avrebbe sottolineato Di Maio, «la partita dovrà essere giocata diversamente». Per questo, «c'è l'esigenza di capire subito chi andrà a fare il negoziatore in questa trattativa». In molti pensano a lui, per far quadrare numeri e programmi senza sacrificare troppo sull'altare dell'alleanza. Una strada che potrebbe portare persino a una ricucitura con Di Battista. Impossibile che si passi da un voto su Rousseau per dare il via libera alla riabilitazione di Renzi, come chiedono gli uomini vicini all'ex deputato romano: troppo rischioso. Anche per questo, i rapporti interni resteranno burrascosi: stamani la fronda 5S anti-Renzi, che conta 4 senatori, si riunirà per costruire una posizione alternativa a quella di Di Maio. Tra l'ex capo politico e "Dibba" resta un buon rapporto personale: «Alessandro ha le sue idee e se mi avessero ascoltato a settembre quando dicevo di gestire anziché subire, forse oggi non saremmo spaccati come Movimento», avrebbe detto. Di Maio torna così punto di riferimento. E a chi lo tira in ballo per la corsa a Palazzo Chigi risponde sempre con un secco «non ci penso nemmeno». Conte, ripete, «è un punto di equilibrio fondamentale». 

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