Anglotedesco

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sabato 30 gennaio 2021

Fronte comune contro la Cina Biden chiama gli alleati europei

 


da LA REPUBBLICA del 30 gennaio 2021.Federico Rampini

«La Cina è esattamente in cima alle priorità su cui dobbiamo lavorare insieme ai nostri alleati europei ». Parla Jake Sullivan, il National Security Adviser di Joe Biden, colui che comanda alla Casa Bianca la cabina di regìa per la politica estera e militare. Sullivan viene "intervistato" in videostreaming a Washington da due suoi predecessori repubblicani, Condoleeza Rice (George W. Bush) e Robert O’Brien (Donald Trump). Il suo messaggio è chiaro e forte: sulla Cina bisogna fare fronte comune, cosa che negli ultimi anni non è accaduto. Il messaggio è anche scomodo, perché oltre alla necessità di appianare divergenze note (Belt and Road Initiative, Huawei e 5G) l’Amministrazione Biden vuole la piena attenzione degli europei su un focolaio potenziale di conflitto che è molto distante dai loro interessi: Taiwan, dove la tensione continua a salire.

Sullivan non si discosta molto dall’analisi dell’Amministrazione Trump sui pericoli dell’espansionismo cinese, sugli squilibri commerciali, sulla minaccia tecnologica. La svolta è sulla strategia per affrontarli: Biden vuole coinvolgere alleati e amici, dall’Europa fino a quelli vicini alla Cina (Giappone, Corea, Australia, India). «Dobbiamo creare — dice Sullivan — delle situazioni di forza nei confronti della Cina, dal commercio alle tecnologie». Il lavoro da fare con gli europei è tanto, riconosce il National Security Adviser, perché «non siamo sempre allineati, né sulla definizione dei nostri interessi, né sulla percezione delle minacce». Però questa Amministrazione presenterà presto il conto a un’Europa che si è illusa di giocare da "terza forza" senza scegliere da che parte stare. «Tutti dovremo prepararci ad agire — dice Sullivan — e imporre dei costi per quello che la Cina sta facendo nello Xinjiang, a Hong Kong, e per la bellicosità e le minacce che proietta verso Taiwan».

Sull’isola di Taiwan, che la Cina considera una provincia ribelle destinata alla riunificazione, la tensione continua a salire. L’escalation è incessante da quando Biden si è insediato, e questo segna una continuità con Donald Trump. Il nuovo presidente americano ha invitato il rappresentante diplomatico di Taipei all’Inauguration Day il 20 gennaio, cosa che non accadeva dal 1979 quando Stati Uniti e Cina ristabilirono le relazioni diplomatiche bilaterali. Da allora vige il principio per cui l’America riconosce una sola Cina, la Repubblica Popolare, mentre Taiwan esiste in una sorta di limbo, non ha diritto all’ambasciata a Washington. Al tempo stesso gli Stati Uniti hanno sempre promesso di difendere l’isola da un’aggressione militare cinese. Però dal 1980 non esiste più un formale trattato di difesa, stile Nato. E il Pentagono ritiene che il riarmo cinese abbia ormai reso quasi impraticabile una difesa dell’isola in caso di invasione. Ogni gesto che assomigli pur vagamente ad un riconoscimento di Taiwan viene condannato con durezza da Pechino. Tantomeno la Cina può tollerare una dichiarazione d’indipendenza dell’isola. Il weekend scorso due imponenti manovre dell’aviazione militare cinese si sono svolte sui cieli dello Stretto di Taiwan. Mercoledì il portavoce della Difesa di Pechino ha usato toni duri: «Avviso agli indipendentisti, chi gioca col fuoco si brucia. L’indipendenza di Taiwan significa guerra». La risposta dell’Amministrazione Biden è stata ferma, la Casa Bianca ha ribadito che l’impegno a difendere Taipei «è solido come un roccia».

Ora le parole di Sullivan inseriscono Taiwan fra i dossier urgenti sui quali questa Amministrazione vuole costruire un fronte comune con gli europei. La lista è lunga. A dicembre la squadra di Biden fu delusa quando l’Unione europea decise di annunciare un accordo bilaterale sugli investimenti con la Cina. Prima di Natale proprio Sullivan si era esposto via Twitter chiedendo agli europei di aspettare l’insediamento della nuova Amministrazione e di consultarla su quell’accordo. Ursula von der Leyen, sotto la pressione di Angela Merkel, ha ignorato la richiesta di Sullivan. Il "serrate i ranghi" della comunità trans

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