Anglotedesco

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lunedì 25 gennaio 2021

Gli Usa a Putin: «Liberate Navalny»




da IL CORRIERE DELLA SERA del 25 gennaio 2021.Michele Farina

 Dai manganelli della polizia al fioretto della diplomazia: all’indomani delle proteste in 70 città per la liberazione del dissidente Aleksei Navalny, dopo che Usa e Ue avevano condannato la violenza delle forze di sicurezza russe e i 3.500 arresti di sabato, Vladimir Putin ieri mattina ha mandato in tv il portavoce Dmitry Peskov. Prima le stoccate: «L’America interferisce pesantemente negli affari interni russi». E poi le aperture: «Il presidente — dice Peskov a Rossiya 1 — è pronto al dialogo con Washington su temi importanti come il trattato sulle armi nucleari New Start».

Per Mosca la libertà di Navalny non rientra certo tra le cose su cui discutere, in un momento in cui la temperatura delle relazioni con gli Stati Uniti è sotto lo zero e il cambio della guardia alla Casa Bianca non è stato un bel regalo per Putin. Ieri pomeriggio il dipartimento di Stato ha «condannato con forza l’uso di metodi brutali contro manifestanti e giornalisti», chiedendo «il rilascio incondizionato» di Navalny e «di tutte le persone detenute per aver esercitato i loro diritti universali». Washington ha ricordato che tali diritti sono scolpiti «non solo nella Costituzione russa ma anche negli impegni di Mosca verso l’Osce e verso la dichiarazione universale dei diritti umani».

La linea del Cremlino è la solita: minimizzare. Per il portavoce dello zar hanno sfidato i divieti «poche persone» (per la Reuters 40 mila soltanto a Mosca), soprattutto se confrontate con i voti totalizzati da Putin alle elezioni. Ma già il fatto che Peskov abbia fatto questo paragone è un segnale di preoccupazione.

Dall’altro lato della vecchia cortina, i segnali europei suonano meno smussati del solito. Manfred Weber, capogruppo dei Popolari all’Europarlamento, invita l’Unione a considerare nuove sanzioni: «La Ue non potrà ancora una volta fare finta di niente». Da Roma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio condanna la detenzione di Navalny e la repressione: «Siamo pronti a tutte le azioni che servono dal punto di vista diplomatico, comprese eventuali sanzioni da parte dell’Unione europea». Sulla stessa linea si è espresso l’omologo francese. Secondo Weber «la Ue deve colpire là dove il sistema di Putin è più sensibile», ovvero al portafogli, «bloccando le transazioni finanziarie» della cerchia dei fedelissimi.

Finora siamo, naturalmente, nel solito campo «minato» (nel senso della canzone di Mina: «Parole, parole, parole»). Ma questo 2021 da una parte all’altra dell’Atlantico è cominciato all’insegna delle «parole che contano». Varrà anche per la Russia di Putin?

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