Anglotedesco

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venerdì 29 gennaio 2021

I grillini costretti a riaprire a Italia Viva

 


di Federico Capurso e Ilario Lombardo

Abbiamo espresso la nostra disponibilità a confrontarci con chi intende dare risposte concrete al Paese, a partire dalle forze di maggioranza che hanno lavorato insieme in questo ultimo anno e mezzo». Con questa frase, pronunciata dal capo politico Vito Crimi al termine del giro di consultazioni al Quirinale, il M5S lascia definitivamente cadere il «mai più con Matteo Renzi» sbandierato per settimane. «Può oggi il Paese accettare che sia il momento dei veti? » . Crimi si affida alla retorica, ma il dietrofront è obbligato, perché i Cinque stelle sono spalle al muro. Senza, mancherebbero le condizioni per tenere in vita la chance di un reincarico a Giuseppe Conte. «Togliamo tutti i temi divisivi dal campo», chiede il partito in una nota. E così, l'operazione di ricucitura può partire. Ma a quale costo? La riabilitazione di Renzi scuote l'anima dei gruppi parlamentari. Monta, ora dopo ora, la rivolta interna dei duri e puri, deputati e senatori, che non vogliono tornare a sedersi al tavolo con Italia viva. Quanti è difficile dirlo, in un partito frantumato dove i radar indicano il "tilt" da mesi. Sono «una decina in tutto», prova a rassicurare qualcuno. «Potrebbero essere una trentina, di cui almeno 5 senatori», spiega invece, con qualche preoccupazione in più, chi tiene in mano il pallottoliere di palazzo Madama. In molti, infatti, promettono di non votare la fiducia, minacciano dimissioni, chiedono la testa di chi li ha portati a compiere questa imbarazzante giravolta. Tanto da ravvivare l'ipotesi di un ritorno anticipato alle urne. È Alessandro Di Battista a incendiare il Movimento: «Prendo atto che la nostra posizione è cambiata, ma io non ho cambiato opinione. Se il Movimento tornerà alla linea precedente, ci sono. Altrimenti, arrivederci». Non una scissione, come assicura lo stesso ex deputato scrivendo ad alcuni parlamentari, ma un addio. In molti scommettono però che alla fine si riuscirà a ricucire. La triangolazione di contatti che si apre tra "Dibba", palazzo Chigi e i vertici del M5S, è il primo tentativo di stemperare le tensioni, seppure infruttuoso. «Mi avete detto voi che potevo sparare a zero contro Renzi, adesso non posso rimangiarmi tutto», protesta Di Battista. Si sente usato. La linea dello scontro decisa da Crimi, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro si è sciolta come neve al sole. L'unico a non averla mai condivisa era Luigi Di Maio, preoccupato che avrebbe solo inasprito lo scontro, creato una frattura interna e sollevato un ostacolo sulla strada per un reincarico a Conte. Ma adesso sulla posizione del ministro degli Esteri ci sono finiti tutti. Tutti, eccetto Di Battista. E l'ex deputato è furioso: «Ci stiamo calando le braghe. Noi siamo altro», avrebbe detto a muso duro. «Dobbiamo portare Renzi sull'orlo del burrone. Vedrete che i suoi cederanno», propone ancora in queste ore, perché del senatore di Rignano non si fida. E potrebbe anche avere ragione, se il leader di Italia viva finisse per preparare una trappola con cui tagliare definitivamente le gambe a Conte. «Non è possibile - scrive infatti sui social - rimettersi nelle mani di un "accoltellatore" professionista che, sentendosi più potente di prima, aumenterà il numero di coltellate». Il solco scavato potrebbe essere definitivo, ma i vertici grillini sperano di ricucire, perché "Dibba" potrebbe tornare utile nell'immediato futuro. Per tornare a cannoneggiare su Renzi, se dovesse far mancare l'appoggio a Conte, ma anche al tavolo delle trattative, qualora dovesse spuntare il nome di Maria Elena Boschi tra i potenziali ministri, per fare da contrappeso. Di Battista non ha un seguito di parlamentari fedeli, ma in molti condividono le sue critiche sulla gestione di questa crisi. 

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