Anglotedesco

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venerdì 22 gennaio 2021

Il centrodestra al Colle chiede il voto «Il Parlamento non va più avanti»


da IL CORRIERE DELLA SERA del 22 gennaio 2021.Paola Di Caro

 «Impossibile lavorare» con questo Parlamento. Uniti, compatti, decisi a tenere la linea, i leader del centrodestra — in oltre un’ora di colloquio «molto cordiale» — spiegano a Sergio Mattarella che, per uscire dalla crisi, non si vedono soluzioni alternative a quelle delle elezioni.

Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Antonio Tajani (con pieno mandato di Berlusconi), salgono nel pomeriggio al Quirinale e, dopo aver concordato la posizione anche con Maurizio Lupi e Lorenzo Cesa che ieri è stato investito dal ciclone giudiziario (ma solo in parte con Giovanni Toti, che pone dei distinguo), non vedono allo stato nessuna via d’uscita possibile da una situazione bloccata che quella del voto anticipato. No a governi istituzionali che «sono stati bocciati in primo luogo da loro», no ad un allargamento della maggioranza a centristi e Forza Italia perché — ha scandito Tajani — il centrodestra non si dividerà mai, ma no anche a un ipotetico governo di centrodestra visto che, spiega da tempo Giorgia Meloni, i numeri sarebbero traballanti e insufficienti anche per quello.

In una nota, i tre leader esprimono «fiducia per la saggezza» di Mattarella e «preoccupazione per la condizione dell’Italia» perché nel pieno di «un’emergenza sanitaria ed economica», il voto ha certificato «l’inconsistenza della maggioranza». Quindi «con questo Parlamento è impossibile lavorare».Una posizione ribadita anche da Salvini e Meloni. Per il primo, ci si può fidare «solo degli italiani: meglio investire due mesi di tempo, dando la parola agli italiani e poi lavorare tranquilli per i prossimi 5 anni». Per la seconda il voto di martedì ha dimostrato che non c’è più «una maggioranza compatta» e il problema «non è semplicemente il governo, ma questo Parlamento», incapace di dare a qualsiasi esecutivo una maggioranza compatta «per fare le cose delle quali c’è bisogno».Se la posizione dei due capi della destra era abbastanza prevedibile, quella di Forza Italia non era scontata. Ma Berlusconi è stato netto in queste ore con i suoi: non si spacca il centrodestra per appoggiare qualcosa che non «ci riguarda», e visto che dall’altra parte non è mai arrivata «alcuna disponibilità a discutere delle tante proposte concrete che abbiamo fatto», allora se «gli esperti diranno che non ci sono problemi nell’andare a votare, allora è meglio star fermi qualche mese che immobili per tre anni». Insomma, il dado sembra tratto. A meno di sconquassi, il centrodestra non accetterà che Conte si dedichi alla sua «campagna acquisti vergognosa, o che provi a spaccare i partiti altrui», è stata la posizione di Tajani.

Adesso, pensano nel centrodestra, bisogna tenere, dimostrare che davvero nelle commissioni e in Aula il governo non riesce a muoversi e sperare che l’attenzione con cui Mattarella ha ascoltato il cahiers de doléances (senza esprimersi) si trasformi in fatti: «Mattarella ha sempre detto “o maggioranza solida o si chiude, e la maggioranza dov’è?», dice Salvini. I tre leader hanno comunque assicurato che non verranno messi a rischio provvedimenti vitali per il Paese, a partire dal Recovery plan che però dovrà accogliere anche i punti di vista dell’opposizione.

La strategia è questa, a patto certo che la diga non crolli. I problemi giudiziari del segretario dell’Udc impediscono di fatto che il partito col suo simbolo possa diventare costitutivo di un gruppo al Senato a supporto della maggioranza. E la posizione ferma di Berlusconi serve anche ad impedire strappi in FI, dove pure c’è chi — come Mara Carfagna — si spende a favore di un «governo di unità nazionale». Sulla stressa linea Giovanni Toti, l’unico a differenziare la sua posizione: «Andrebbero esplorate altre soluzioni di governo», dice il leader di Cambiamo, preoccupato perché «parlando solo di elezioni» si rischia di spingere parlamentari impauriti dal voto nelle braccia di Conte.

139 i senatori su cui possono contare le forze politiche del centrodestra (63 sono iscritti al gruppo della Lega, 54 a quello di Forza ItaliaUdc, 19 a quello di Fratelli d’Italia e 3 (Cambiamo) nel gruppo Misto 3 i parlamentari che hanno deciso di lasciare i gruppi di Forza Italia per dare il loro voto a sostegno del governo Conte II: Renata Polverini alla Camera, Mariarosaria Rossi e Alberto Causin a Palazzo Madama

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