Anglotedesco

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venerdì 29 gennaio 2021

Il centrodestra chiede di votare

 



di Amedeo La Mattina 

Per il centrodestra c'è un primo e un secondo tempo. Nel primo rimane alla finestra a guardare il gioco della maggioranza che ha governato nell'ultimo anno e mezzo e che prova a mettere i piedi un Conte ter. Su questo l'opposizione si è presentata unita alle consultazioni con il capo dello Stato. Ma se si aprisse un secondo tempo e Mattarella indicasse una personalità forte per formare un governo istituzionale, la coalizione andrebbe in frantumi. Forza Italia e i centristi dell'Udc, di Cambiamo e di Noi con l'Italia lo sosterrebbero. FdI no, anche la Lega oggi lo esclude ufficialmente ma poi si vedrà se Salvini sarà disposto a correre il rischio di rimanere all'opposizione fino alla fine della legislatura. «Se litigano in quattro - ha ripetuto ai suoi Meloni - figuriamoci cosa può succedere in dieci. Siamo seri, non prendiamoci in giro. Noi e loro non siamo d'accordo su nulla, sulle tasse, l'immigrazione, il decreto sicurezza, la giustizia...». Salvini le dà ragione, ma tiene le carte coperte anche perché nel partito ha un pezzo, che non è solo quello che fa capo a Giorgetti e Zaia, che è disposto a vedere le carte di un governo istituzionale. Mettiamo che Draghi si rendesse disponibile a guidarlo o a occupare la carica di super ministro dell'Economia, come si farebbe a far finta di nulla? Ma questo è il secondo tempo. Il punto è che ci potrebbe essere anche un terzo tempo, quello delle elezioni. Alcuni partecipanti all'incontro al Quirinale riferiscono che il capo dello Stato non ha escluso che questo possa accadere. È un'ipotesi remota, ma non deve essere scartata. I sovranisti la cavalcano e hanno voluto che venisse scritto nel comunicato letto da Salvini dopo il colloquio con Mattarella al quale hanno partecipato in tredici, tra leader e capigruppo. Tra i leader c'erano Salvini, Meloni con le stampelle per uno strappo al polpaccio, Tajani e i centristi Lupi, Toti e De Poli. Durante il vertice del centrodestra prima di salire al Colle avevano già parlato di come esplicitare la richiesta dello scioglimento del Parlamento. Toti avrebbe voluto che venisse smussata questa parte, Salvini e Meloni hanno insistito. È venuto fuori un compromesso. La premessa è che «la crisi, causata dai litigi, dalla vanità e dagli interessi personali di chi stava al governo, necessita di una soluzione rapida». Viene poi chiesto a Mattarella di valutare il ricorso ad elezioni per dare agli italiani un governo coeso e forte. Ma è la parte finale che apre prospettive divergenti. Il centrodestra si riserva di valutare «con il massimo rispetto ogni decisione che spetta costituzionalmente al Capo dello Stato». Per Quagliariello nessuno scarta la soluzione istituzionale: usa la metafora della «valvola a farfalla della benzina, chi l'ha aperta di più e chi di meno»

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