Anglotedesco

Anglotedesco

venerdì 29 gennaio 2021

Il centrodestra sale al Colle .Ma restano le divisioni tra urne e governo di tutti



da IL CORRIERE DELLA SERA del 29 gennaio 2021.Marco Cremonesi e Paola Di Caro

Non sarà una passeggiata la salita al Colle oggi pomeriggio dei sei leader degli altrettanti partiti del centrodestra. Perché rimangono nodi irrisolti che dividono la coalizione, tra sospetti reciproci e diffidenze. Servirà quindi un vertice prima dell’appuntamento per le consultazioni per mettere a punto almeno le cose essenziali da dire al capo dello Stato. In una situazione che si fa sempre più confusa e aperta a ogni soluzione.Le posizioni ai blocchi di partenza sono infatti abbastanza delineate, ma non coincidenti. Giorgia Meloni vede solo le elezioni, e vorrebbe che la linea della coalizione, almeno in questo primo giorno di consultazioni, fosse «No al Conte ter e, senza una maggioranza solida della quale non potremmo far parte, si vada al voto». Matteo Salvini appare da almeno 24 ore più possibilista: sicuramente no ad un governo politico con Pd e M5S, ma altre ipotesi prima del voto potrebbero essere esplorate. Forza Italia, che sarà rappresentata da Antonio Tajani, dice no alla divisione del centrodestra, ma chiede un governo «dei migliori», senza veti, dove tutti i partiti mettano i loro uomini più autorevoli e che «sostanzialmente» rappresenti le forze migliori del Paese; solo se fosse impossibile ci sarebbero le urne. Stessa posizione Maurizio Lupi per Noi con l’Italia e l’Udc. Vedono invece quasi solo un nuovo governo con ampia base parlamentare i senatori di Cambiamo, la formazione di Giovanni Toti, per il quale il voto sarebbe l’esito peggiore della crisi.Insomma, un quadro complesso e in movimento, che rischia di spaccare il centrodestra, oggi ancora alla finestra ma da domani — forse — dentro la partita. Un clima che non piace a FdI, i cui dirigenti ieri hanno espresso molto malumore alla leader Meloni, perché non si può andare «in ordine sparso» e nemmeno dissociarsi troppo da un punto di caduta comune: «È assurdo anche solo pensare di fare un governo con M5S, Pd e Renzi», è la protesta, con tanto di richiesta di valutare se andare alle consultazioni da soli.Ecco perché serve un vertice, e poi bisognerà evitare fughe in avanti che possano provocare strappi tra e nei singoli partiti. Tanto più se, come la leggono in FI, Renzi renderà difficile una riedizione del governo uscente, con o senza Conte. Ecco che diventa allora essenziale capire cosa davvero pensi di fare la Lega, il partito maggiore della coalizione, che può condizionare tutti gli altri. Salvini ieri ha frenato: «Quelli che parlano di governi di salvezza nazionale, spesso pensano alla salvezza della propria poltrona. Il punto è: o c’è un governo serio, che si dà alcuni punti da portare avanti e li fa o io con Zingaretti, Renzi e Di Maio non so cosa dovrei fare».Un’apertura? L’ambiguità resta, se è vero quello che spiega un leghista a lui vicino: «È del tutto inutile che i giornalisti insistano con lui sul governissimo. Anche perché non è che nessuno lo abbia chiamato, non è che ci sia chi lo costruisce. Loro stanno facendo una cosa diversissima, che è il cercare quattro voti per andare avanti. E allora perché chiedete a Salvini?». Senza contare che «il Pd continua con la sua strategia di cancellare quello che ha fatto, cercare di farlo finire in galera e bombardare le Regioni governate dalla Lega».Al momento, Salvini parla ancora di un governo di centrodestra allargato: «Noi proporremo a chiunque alcuni punti che sono fondanti: mettere al centro il lavoro, lo sviluppo, la flat tax, il taglio delle tasse, un condono fiscale che cancelli 50 milioni di cartelle esattoriali, l’apertura di tutti i cantieri fermi da Nord a Sud, una riforma della giustizia fatta con chi lavora nella giustizia, un’idea di famiglia e di tutela della vita sempre e comunque. Vediamo chi ci sta». Ma che significa? Probabilmente che si deve fare un passo per volta, senza forzature. E il primo obiettivo, oggi, è evitare un Conte ter. Anche se ieri mattina, a Palazzo Chigi per l’udienza del processo Gregoretti, il presidente del Consiglio e il leader leghista si sono salutati cordialmente. Con Salvini che ha «apprezzato la correttezza di Conte» e Conte che ha scherzato: «Perché non mi dai una mano tu?».

Nessun commento:

Posta un commento