Anglotedesco

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martedì 19 gennaio 2021

Il Colle stoppa le critiche:"L'arbitro non di parte"

 



di Ugo Magri 

Se Conte vorrà confrontarsi col presidente della Repubblica, per fare un punto della situazione o anticipargli come pensa di tirare avanti, toccherà a lui chiedere udienza al Quirinale; da certi segnali, ieri sera sembrava fosse proprio questa l'intenzione del premier. Ma non sarà Mattarella a prendere l'iniziativa di un colloquio. Il motivo è che mai come in questo momento il capo dello Stato deve badare alle forme per non suscitare equivoci pericolosi. Se dopo quanto è successo si mettesse a convocare, suggerire, patrocinare questa o quella via d'uscita dalla crisi, qualcuno potrebbe dire che l'arbitro non è imparziale e sta facendo il tifo per una parte politica. Mattarella non vuole nemmeno che lo si pensi. Desidera semmai venga apprezzato lo scrupolo con cui si attiene alle regole. Ecco perché al Quirinale sono stati colti con sorpresa certi attacchi piovuti da Fratelli d'Italia e Lega. L'accusa a Mattarella è di applicare misure e pesi diversi: oggi permette a Conte di restare in sella, sebbene il premier non disponga della maggioranza assoluta; invece nel 2018 il presidente non aveva consentito al centrodestra di cercarsi in Parlamento i voti necessari per formare un governo guidato da Salvini. Per essere coerente, sostengono, Mattarella dovrebbe adesso cacciare Conte e riportarci alle urne. Tesi è contestata al Quirinale. Nessuno negò l'incarico a Salvini, fu lui che rifiutò di andarsi a cercare i voti in Parlamento «come funghi nel bosco». Ma c'è dell'altro per Meloni e Salvini che chiedono un incontro urgente: «Il presidente della Repubblica, riguardo alla vita dei governi, è chiamato dalla Costituzione a esercitare un ruolo quando vien meno il rapporto di fiducia Parlamento-governo: il suo compito è rimettere in funzione il sistema, nominando un nuovo governo che possa ottenere la fiducia delle Camere». È quanto farebbe nel caso in cui Conte desse le dimissioni. «Ben diverso», prosegue il Colle, «è il momento in cui un governo in carica decide di presentarsi in Parlamento per verificare se gli conferma la fiducia. Difatti la vita e la conclusione dei governi dipendono dallo sviluppo del loro rapporto col Parlamento». Si badi alla chiusa: «Il presidente è estraneo a questa dinamica». Non si farà tirare la giacca, né da una parte né dall'altra. 

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