Anglotedesco

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mercoledì 20 gennaio 2021

Il paradosso M5S.Primo azionista e spettatore silente nel mezzo della crisi


da IL CORRIERE DELLA SERA del 20 gennaio 2021.Marco Imarisio

Non si era mai vista una crisi di governo con il partito di maggioranza relativa ben contento di fare da spettatore. Il Movimento Cinque Stelle siede al tavolo delle trattative, ma ha poco in mano, ancora meno da dire.Il Movimento che nel marzo del 2018 aveva preso il 32,7% alle elezioni politiche, scegliendo il futuro presidente del Consiglio, è diventato una presenza impalpabile e silente. La strategia del «fingersi morto», che spesso viene rimproverata al Partito democratico, dello stare fermo per lasciare passare la piena, per i Cinque Stelle non è più una semplice tattica. Sta diventando piuttosto un modo d’essere, l’unico. Non sono previste deroghe, neppure per il cofondatore nonché padre nobile Beppe Grillo, che pochi giorni fa è stato per la prima volta invitato a rettificare un suo post apparso sul blog che porta il suo nome, perché lasciava intravedere la possibilità di una maggioranza allargata, qualcosa di diverso dal mantenimento dello status quo, che sembra essere l’unico orizzonte rimasto al Movimento 5 Stelle. Non c’è respiro, non c’è più visione.C’è solo il qui e ora. Ne è la prova anche l’appoggio incondizionato a Giuseppe Conte, più forte di ogni dubbio. La soluzione per rimanere in vita oggi potrebbe rappresentare un danno domani. Se il premier dovesse fondare un suo partito, l’elettore dei Cinque Stelle potrebbe scegliere tra una novità corredata dalla popolarità di Conte, e quel che resta di una nomenklatura pentastellata che si è bruciata ingoiando ogni possibile rospo, nonostante la posizione di forza dovuta al risultato elettorale del 2018. Ma non importa, avanti così. Neppure Davide Casaleggio, negli ultimi mesi molto critico con l’immobilismo di M5S, prende posizione. Non vuole responsabilità nella crisi e nel suo scioglimento, preferisce che sia gestita da chi lo ha messo ai margini.L’accettazione supina del proprio destino da comprimario non è solo effetto dell’istinto di sopravvivenza, ma anche dell’assenza completa di discussione sulla propria identità. Cos’è oggi il Movimento 5 Stelle? Non lo sa nessuno. E forse, ai diretti interessati non interessa neppure saperlo.Luigi Di Maio si è dimesso da capo politico un anno fa, era il 22 gennaio del 2020. Grillo stesso fissò paletti molto distanti, imponendo la nomina di un nuovo leader «entro l’anno in corso». Siamo nel 2021, c’è una crisi che riguarda il governo di cui M5S è il maggiore azionista, e il nuovo capo ancora non c’è. Il tempo è trascorso in un ingarbugliarsi di regole vecchie e nuove, di reggenti a lungo termine e di cavilli utili solo ad allontanare il momento in cui M5S riuscirà a darsi una guida, e di conseguenza una direzione.Anche l’attuale travaglio governativo viene buono per congelare le tensioni interne, e ce ne sono molte, a cominciare dall’insoddisfazione del gruppo parlamentare verso un capo delegazione e un sottosegretario alla presidenza del Consiglio, quest’ultimo in teoria il Gianni Letta di M5S, anch’essi evanescenti. Non si tratta di un ricompattamento, perché quello si fa intorno a un tavolo, discutendo. È solo una questione di forza maggiore, in definitiva un’altra occasione per prendere tempo, che poi è la cifra reale di questa per congelare le tensioni interne.Il reggente Vito Crimi è stato prorogato, l’unica condizione imposta da Beppe Grillo al suo inerte interregno è l’indicazione di una data per la composizione del direttorio, l’organo collegiale di autogoverno, del quale non sembra vi sia grande bisogno, data la calma con la quale viene affrontata la questione. Tutto per non decidere, per restare fermi. Un partito pesante come il voto di quasi un italiano su tre è diventato leggero come una piuma, senza alcun peso, quasi sollevato dalla sua irrilevanza.Questa sarà anche una crisi di governo indotta da un partito che i sondaggi stimano intorno al 2-3 per cento. Ma la vera anomalia del sistema politico italiano è un’altra.

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