Anglotedesco

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mercoledì 27 gennaio 2021

Il Quirinale accelera.Mattarella adesso vuole delle risposte definitive



di Ugo Magri 

«Consultazioni» è una parola che sa di vecchio e rende male l'idea. Meglio definire in altro modo la processione al Colle di personalità e partiti: l'espressione più esatta sarebbe «chiarimenti». Dai faccia a faccia con le varie delegazioni, infatti, Sergio Mattarella intende ottenere risposte precise, indicazioni definitive su ciò che vogliono o non vogliono fare. Basta con le allusioni, le ambiguità, gli atteggiamenti anguilleschi: l'Italia ha fretta e il capo dello Stato altrettanto. In particolare Italia Viva, questo pomeriggio, dovrà precisare se insiste nel porre veti sulla persona di Giuseppe Conte, come a molti era sembrato finora. E domani, sempre di pomeriggio, il M5S sarà invitato dal presidente a specificare se l'anatema «mai più con Matteo Renzi» è ancora valido o, viceversa, è stato superato dagli sviluppi di queste ore, segnati da toni un po' meno eccessivi. Mattarella ha bisogno di mettere dei punti fermi, e lo ha confidato durante i colloqui preliminari avuti ieri: il primo per telefono col suo predecessore Giorgio Napolitano, che per ragioni di età non è in grado di lasciare l'abitazione nel quartiere Monti. Il secondo, stavolta di persona, con la presidente del Senato, Elisabetta Casellati; l'ultimo con il presidente della Camera, Roberto Fico. A tutti e tre Mattarella ha confessato di non avere ancora ben chiaro che cosa veramente vogliano certi protagonisti. Qualora in ipotesi fosse messo a verbale che Italia Viva (pur preferendo di gran lunga altri nomi, a cominciare da quello di Mario Draghi) non rifiuterebbe la conferma di Conte, e se venisse parimenti assodato che i grillini a loro volta non disdegnerebbero un appoggio renziano, soprattutto dopo il sostanziale "flop" della caccia ai cosiddetti responsabili, tutto porta a ritenere che il passo successivo di Mattarella sarebbe di convocare senza indugio il premier uscente per conferirgli un mandato di formare il suo terzo governo. Di quale incarico si tratterebbe? Sarebbe "pieno", "preliminare", "esplorativo" o che altro? Sono tutte definizioni di cui al Quirinale è impossibile trovare riscontro, anche perché si tratta di formule giornalistiche o, se si preferisce, di sofisticherie su cui si esercitano gli studiosi del ramo. La sostanza è più banale: in caso di un via libera dai partiti, che ancora non è arrivato, Conte riceverebbe da Mattarella un incarico e stop, senza bisogno di troppe specificazioni. L'Avvocato del popolo accetterebbe, come usa in questi casi per prudenza e per buona creanza, «con riserva» da sciogliere in tempi davvero brevi, un paio di giorni al massimo. Tanti gliene concederebbe il presidente della Repubblica per mettere a fuoco gli aspetti programmatici e per definire la lista dei ministri. In caso contrario, la composizione della squadra rischierebbe di trasformarsi in un mercimonio, voti in cambio di poltrone; ma soprattutto la pazienza della gente, che già scarseggia, toccherebbe il suo minimo storico. La volontà di fare in fretta è l'unica vera certezza di queste ore.

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