Anglotedesco

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martedì 19 gennaio 2021

Il sostegno (a sorpresa) di Causin e Rossi.Gli ultimi due sì decisi alla «Var».

 


da IL CORRIERE DELLA SERA del 20 gennaio 2021.Alessandro Trocino

La prima domanda era a che punto si sarebbe fermata l’asticella della maggioranza, se avrebbe superato quella assoluta da 161 o, se meno ambiziosamente, si sarebbe fermata sopra i 155. Il responso a fine serata è di 156. Ma la seconda domanda era più delicata: se in soccorso della maggioranza sarebbero arrivati solo «cani sciolti», singoli peones fuoriusciti, oppure pezzi di opposizione, di Forza Italia, Udc, e anche Italia viva. Si è avverato uno scenario intermedio, con l’arrivo di alcuni «costruttori», manovali senza un’impresa solida, senza un progetto politico che possa fare immaginare il futuro e qualche brandello di Forza Italia, ma anche dei socialisti. È il primo passo, dicono a Chigi, anche se il governo ora è diventato di minoranza.La caccia è stata frenetica. Niente è stato risparmiato per raggranellare voti e scalare il tabellone. Le pressioni e le lusinghe a Forza Italia sono tante e alla fine arrivano due sì: uno preannunciato, quello dell’ex Pd e Scelta civica Andrea Causin; l’altro davvero sorprendente, quello di Mariarosaria Rossi (subito espulsa, come Causin), un tempo molto vicina a Silvio Berlusconi e soprattutto grande amica dell’ex fidanzata Francesca Pascale. Da FI la mettono così: la Rossi è stata assistente di Berlusconi, poi tesoriera e con la fine del rapporto con la Pascale è stata emarginata dal partito. Insomma, un voto personale, che non impegna il gruppo né Berlusconi. Ma, chissà, anche l’inizio di un’interlocuzione più ampia, considerando anche la defezione alla Camera di Renata Polverini.Per tutto il giorno manie di protagonismo e narcisismo accompagnano la ritrosia di diversi senatori che si dicono appesi al discorso di Conte e si godono un pomeriggio di celebrità. Mario Giarrusso la mattina è sì, nel post prandiale «non confermo e non smentisco», al tramonto sì, al crepuscolo no. L’inafferrabile Lello Ciampolillo sembra seguire la strada filo leghista dell’altro ex M5S Carlo Martelli ma poi arriva in scivolata e vota sì (a differenza di Tiziana Drago, contraria).C’è chi scherza. Gregorio De Falco: «Sì, mi hanno offerto un ministero. Anzi due». Giarrusso: «Mi hanno offerto il papato. Del resto di papi ce ne sono già due, con un terzo cosa cambia?». Scherza, ma mica troppo, anche il santo patrono dei responsabili, marito di Alessandrina Lonardo da Ceppaloni: «Siamo tutti Mastella». Magari, sospirano i 5 Stelle, che riescono a far entrare il senatore Francesco Castiello, sospettato di essere positivo al Covid: «Fatelo passare, ha il tampone negativo».Il dato più preoccupante per la maggioranza è il fallito corteggiamento degli altri gruppi. Nessun arrivo da Italia viva, per ora. Così dall’Udc. Antonio Saccone spiega: «Votiamo no, anche se il discorso di Conte ha toccato corde a cui noi siamo sensibili, come europeismo e proporzionale». Poi attinge a Euripide, attualizzato: «Siamo alla sindrome di Medea: la madre, cioè Renzi, uccide il figlio, il popolo italiano, per fare un torto al padre, cioè Conte. Noi ci vorremmo mettere in mezzo tra la madre e il padre». Il padre vorrebbe però riportarli a casa nei prossimi giorni, magari con qualche ministero in dote. Il socialista Riccardo Nencini invita Conte ad «allargare la maggioranza», ma riprendendosi Renzi. Tituba a lungo, ma alla fine è un sì che pesa.Però, per ora, nessun progetto politico solido, a patto di definire tale quello del Maie, eletti all’estero a cui si sono aggiunti alcuni profughi nostrani. Basta il giornalista Tommaso Cerno che con una piroetta rientra a casa Pd? Basta l’ex 5 Stelle Saverio De Bonis? Basta, come dice ironicamente Maurizio Gasparri un «governo Di Maie sostenuto dai palazzinari»? No, ma in effetti il piano è un altro e c’è chi non drammatizza troppo i numeri non molto rassicuranti del Senato. Si tratta di lavorare per un paio di settimane per rafforzare l’esecutivo con un rimpastone e per ottenere, lavorando ai fianchi, il sostegno di nuovi responsabili, strutturati in un gruppo parlamentare. Primo passo per la realizzazione di un progetto centrista ispirato a Conte e magari embrione di un suo partito. E con quella formazione affrontare lo scostamento di bilancio e il Recovery fund. Ben sapendo quello che dice Emma Bonino, condiviso da molti Pd: «Con le commissioni in minoranza, sarà la paralisi del governo e del Parlamento».

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