Anglotedesco

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giovedì 28 gennaio 2021

La telefonata dell'avvocato fa irritare l'ex rottamatore:s'è svegliato troppo tardi


di Fabio Martini 

Si è fatta sera, già da un'ora Matteo Renzi ha lasciato il Quirinale e nel suo studio romano spiega agli amici il senso politico del colloquio col Capo dello Stato, un colloquio senza scosse ma "tosto": «Il senso? Pd e Cinque stelle ci devono chiedere i voti! Poi parliamo del resto». Renzi parte dal punto finale perché a lui sta a cuore più di ogni cosa essere "rilegittimato", essere riammesso con i galloni del "generale". Del socio fondatore del governo. Nei giorni scorsi, anche se non lo ha dato a vedere, Matteo l'"inaffidabile" ha patito il ruolo di "uomo nero" al quale lo hanno inchiodato tutti gli altri partiti, tutti i media nazionali e internazionali, i sondaggi. Ma lui ha tenuto, i suoi parlamentari non lo hanno tradito e ora, per ripartire, chiede che gli alri gli riconoscono "pari dignità". Ma quella di ieri è stata per Matteo Renzi la prima giornata in discesa dopo un mese tutto in salita. Renzi ha avuto la soddisfazione di essere cercato dal presidente del Consiglio, che non gli parlava da settimane e che era ansioso di dare un segno di vita all'ex sindaco di Firenze prima che salisse al Quirinale. Una chiacchierata che, senza mai scivolare nel "politicamente scorretto", ha registrato qualche passaggio ironico e il tutto è culminato in una battuta sulfurea di Renzi: «Ma adesso grazie a Ciampolillo sei diventato vegano? Non mangi più le uova? ». Renzi non ha perso l'occasione per rimproverare Conte: «Scusa, ti ho scritto un mese fa e mezzo fa e non mi hai risposto, ma ti sembra un comportamento giusto? ». Conte ha replicato «Mi stavo attrezzando per risponderti...». E Renzi: «Ma te l'ho mandata un mese e mezzo fa! ». Anche se la vera "trovata" di Renzi, quella che potrebbe cambiare la storia di questa crisi, è stata la proposta che l'ex presidente del Consiglio ha avanzato alle 17, negli uffici del Quirinale. Al Capo dello Stato, che gli chiedeva se avesse una pregiudiziale personale e politica nei confronti del premier dimissionario, Renzi ha risposto: «Noi non siamo per un incarico a Conte, almeno in questo momento». E ha spiegato: «Abbiamo sentito parole dure nei confronti di Iv. Se c'è una valutazione che prevede il nostro coinvolgimento, noi ci siamo. Per questo è preliminare un incarico esplorativo. Se non c'è riconoscimento non ci stiamo». Nei piani di Renzi, l'esploratore, il presidente della Camera Roberto Fico, dovrebbe "riconoscere" i soci di maggioranza e riconsegnare al Capo dello Stato un "pacchetto" con gruppi e votanti disponibili. In quella fase, una volta che si fosse misurato la palla, Renzi potrebbe essere indotto a scoprire le carte sul premier. Ieri non ha espresso un veto definitivo su Conte, ma in corso d'opera potrebbero emergere soluzioni alternative. Oltre al vagheggiato Mario Draghi, la palla potrebbe tornare al Pd. Che potrebbe proporre un suo nome. Non Paolo Gentiloni, impegnato in un incarico di alto prestigio in Europa. Ma un personaggio finora tenuto coperto, il nome che potrebbe mettere d'accordo tutti e al quale Renzi non potrebbe dire di no, nonostante tanti dissapori: Enrico Letta. Da parte sua Renzi ha già fatto capire che una volta "riammesso" come socio fiondatore del nuovo governo non porrà pregiudiziali: «Il Mes? Non possiamo dire prendere o lasciare...». 

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