Anglotedesco

Anglotedesco

giovedì 28 gennaio 2021

La tempesta che piega la sindaca:«Pago io il gesto di quei ragazzi»


di Andrea Rossi 

«Prima o poi ci si dovrebbe chiedere perché nessuno vuole fare il sindaco: si rischiano processi e condanne a ogni firma, responsabilità a non finire e pochi (per non dire zero) soldi da spendere». È una frase di qualche mese fa. Fine estate, meno di un anno dal voto, il momento in cui un sindaco si trova davanti al suo personale bivio: andare avanti o farsi da parte. Chiara Appendino a quel bivio è rimasta ferma a lungo. Faticava a decidere: la fatica di cinque anni durissimi, la consapovolezza di essere stata spesso sola, le fragilità della sua squadra, il rischio reale di una sconfitta; ma anche la sensazione di aver trovato un assetto, la sintonia mai smarrita con la Torino più fragile, il rilancio d'immagine ottenuto con le Atp Finals, il mutuo soccorso sempre pronto da Roma (mai un partito ha sostenuto un sindaco come M5S ha fatto con lei). Alla fine han deciso gli eventi: due condanne in tre mesi. Si è fatta da parte. Non senza turbamenti. Qualche lacrima, anche. «Perché è estenuante, ma non c'è lavoro più bello che occuparsi della propria comunità. Il contatto con le persone è impagabile». Si può dire tutto di Chiara Appendino tranne che non abbia vissuto a fondo la sua città: più spesso di lato - mercati, oratori, campi sportivi, associazioni - che dal centro. Ed è forse per questa ragione che il colpo non si assorbe. Per la Giustizia non ha saputo proteggere i suoi cittadini. «Non lo nascondo, questa tragica vicenda mi ha segnato profondamente. Quei giorni e i mesi che sono seguiti, sono stati i più difficili del mio mandato e della mia sfera privata. Il dolore per quanto accaduto quella notte è ancora vivo e lo porterò sempre con me». Piazza San Carlo è stata uno scollamento emotivo. Venti giorni dopo, 24 giugno, San Giovanni: a Torino è festa di piazza, fuochi d'artificio, 100mila persone assiepate ovunque. Non quella volta: piazza blindata, accessi sorvegliati, contapersone. Distanziamento. Il Covid ha fatto delle distanze una regola; allora era qualcosa che strideva, l'idea che si potesse uscire di casa per andare a vedere uno spettacolo e non tornare più. E Torino era il simbolo dell'Italia che imponeva ai sindaci steward, transenne e autorizzazioni anche per organizzare una sagra di paese. Per mesi Appendino ha vissuto portandosi dentro il peso di una responsabilità ma allontanando da sé la colpa. «La tesi dell'accusa è che avrei dovuto prevedere quanto poi accaduto e, di conseguenza, annullare la proiezione della partita. Se avessi avuto gli elementi necessari l'avrei fatto. Così non era». Non era facile doversi difendere, in pubblico e davanti ai pm, come sindaca e come persona, e al tempo stesso essere il volto di una città ferita. Ci ha provato. Un'immagine lo testimonia: 20 giugno 2017, piazzale deserto fuori dal cimitero, due persone escono reggendo l'urna con le ceneri di una donna. Una si chiama Giulio Pioletti, è il padre di Erika, morta a 38 anni quella sera; l'altra è Appendino. Piazza San Carlo ha rappresentato un punto di rottura. L'anno dopo è arrivato il No alle Olimpiadi - il punto più basso del rapporto con Torino - poi la battaglia sulla Tav. E nel momento di massimo scontro - l'accusa era aver spento e affondato la città con il trittico San Carlo-Giochi-alta velocità - è cominciata la risalita: via i collaboratori e gli assessori che creavano conflitti, spazio ai mediatori. Un ribaltone. E poi sono arrivate le Atp Finals, i soldi per la metropolitana, i progetti di rilancio. La parabola si è invertita. Ma c'erano ancora le scorie della Fase Uno da smaltire, in forma di processi: un falso ideologico nel bilancio 2016, piazza San Carlo. Il conto è arrivato nel momento di massima forza e superata la prova Covid. Si voti a maggio o settembre, il suo mandato finisce sentimentalmente con questa condanna. Quello consegnato ieri è un testamento: «Questa giornata mi lascia una sensazione di amarezza. La carica che ricopro comporta responsabilità alle quali non ho intenzione di sottrarmi, ma devo rispondere, in quanto sindaca, di fatti scatenati dal gesto folle di una banda di rapinatori. Sul difficile ruolo dei sindaci, i rischi e le responsabilità cui sono esposti, forse andrebbe aperta una sana discussione». Un messaggio ai posteri, appunto.

Nessun commento:

Posta un commento