Anglotedesco

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domenica 17 gennaio 2021

La vigilia di Mattarella. Dal Quirinale niente consigli

 


di Ugo Magri 

Qualunque cosa dica o decida di fare in Parlamento il premier nelle prossime ore, si tratterà di scelte personali, frutto di valutazioni sue, sulle quali Giuseppe Conte non risulta che si sia confrontato con il presidente della Repubblica né gli abbia chiesto una "benedizione". I loro rapporti restano cordiali, ci mancherebbe; però è cambiato il quadro istituzionale. Nell'istante in cui le ministre renziane si sono dimesse, è iniziata una "nuova fase" dall'esito incerto (così la descrivono sul Colle) in cui ciascuno deve prendersi le proprie responsabilità. Quelle di Sergio Mattarella sono incompatibili con un ruolo da suggeritore; richiedono che nessuno possa mai mettere in dubbio l'imparzialità dell'arbitro. Ciò vale tanto nel caso in cui si vogliano incollare i cocci della vecchia maggioranza, impresa difficile, quanto nello scenario al Quirinale considerato più tosto e drammatico: una crisi che si avvita su se stessa e un capo dello Stato costretto a mettersi personalmente in gioco per evitare di precipitare al voto nel bel mezzo di una pandemia. Quanto più Mattarella apparirà "super partes", tanto più sarà in grado di indicare soluzioni transitorie e di trovare ascolto a tutte le latitudini politiche, se qualche spiraglio nell'opposizione dovesse aprirsi. Ma non siamo ancora a questo punto e lassù, francamente, sperano di non arrivarci. Molto dipende da quanto accadrà tra oggi e domani. Con una precisazione che arriva dai consiglieri del presidente: se Conte chiederà la fiducia, per tirare avanti gli basterà ottenere la maggioranza dei voti espressi. In particolare non sarà necessario che al Senato superi "quota 161", pari alla metà più uno dei seggi totali. Esistono una quantità di precedenti al riguardo, chi ne ha contati dieci chi addirittura una trentina. Né la Costituzione pretende una maggioranza assoluta. Poi, certo, starà al premier valutare se dimettersi o meno, vista la condizione estremamente precaria. Ma il presidente della Repubblica non potrà intimargli di gettare la spugna, perché cacciare un governo esorbita dai suoi poteri e sarebbe più consono a qualche regime golpista del Sud America. 

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