Anglotedesco

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sabato 30 gennaio 2021

Le trattative si allungano.Pd e M5S blindano Conte ma Renzi prende tempo

 



di Niccolò Carratelli 

«Chi c'è? Conte?», chiede la ragazza appoggiata alla transenna che impedisce l'accesso a piazza Montecitorio. Piumino e cappello, in mano una busta di una nota catena di abbigliamento, guarda il fidanzato al suo fianco. Lui, jeans e giubbotto sportivo, scruta la ressa di giornalisti e telecamere davanti al portone della Camera: «Macché Conte, non lo sai che non ci sta più lui?». Sentenza prematura, ma forse profetica, a giudicare dalla piega che sta prendendo questa crisi. Non c'è il tempo di spiegare che telecamere e microfoni sono lì in vana attesa di Vito Crimi, il capo politico reggente del M5S, che ha appena concluso la sua dichiarazione all'interno, dopo l'incontro con Roberto Fico. La coppia se ne va, immergendosi nella folla di un sabato pomeriggio all'insegna dei saldi: il colpo d'occhio non fa pensare a una crisi e nemmeno a una pandemia in corso. Il caos esterno stride col silenzio ovattato dentro al palazzo, dove gli ingressi sono contingentati e gli spostamenti limitati. Solo 18 giornalisti, anche qui sorteggiati, ammessi nella sala della Regina per ascoltare le delegazioni convocate dal presidente della Camera. Ha deciso di fare tutto in 24 ore, Fico: oggi chiuderà il giro delle varie forze politiche chiamate a ricostituire la maggioranza di governo. In mattinata arriveranno il neo gruppo degli "Europeisti", poi le Autonomie e le due delegazioni del Misto. Quindi programmerà l'inevitabile secondo giro, probabilmente nella giornata di domani. «Ci immaginiamo altri incontri, anche con le altre forze politiche. Siamo pronti ad affrontare questa sfida con tutte le forze della maggioranza», ha detto Crimi, sempre più dialogante, a dispetto di Di Battista. Attorno al quale fa quadrato una ventina di deputati e senatori, contrari al ritorno dei renziani nella maggioranza: questa mattina si riuniranno in videoconferenza per provare a organizzare la loro contestazione ai vertici del Movimento. Nella sua dichiarazione, il reggente 5 Stelle ha poi rilanciato la richiesta di «un cronoprogramma dettagliato su temi e tempi, un percorso che dovrà essere solennemente e pubblicamente sottoscritto da tutte le forze politiche che intendono partecipare». Un altro contratto di governo, insomma, come se in passato fosse servito a evitare rotture traumatiche. Ma è un tasto su cui ha spinto subito dopo anche Nicola Zingaretti, parlando di «un programma di fine legislatura, un patto per ricostruire questo Paese», e chiudendo con un messaggio a Renzi: «Noi faremo di tutto per essere leali e coerenti con questo obiettivo - ha avvisato il segretario del Pd - ci permettiamo di fare un appello affinché tutti lo siano, perché a questo punto non si può davvero sbagliare». Insomma, basta giochetti. Ad esempio, basta insistere sulla richiesta del Mes, citato esplicitamente da Crimi, quando ha chiesto di «accantonare alcuni temi, provocatori e divisivi, prendere atto che sul Mes non c'è una maggioranza» e «toglierlo dall'agenda». E poi basta schermaglie sul nome di Giuseppe Conte come premier, che è una «scelta indiscutibile» per Crimi e «l'unico capace di raccogliere i consensi necessari» per Zingaretti. Con queste premesse, poco prima delle 19, Renzi si è seduto di fronte a Fico nella sala che, in era pre Covid, ospitava le riunioni della conferenza dei capigruppo. È stato l'incontro più lungo e, al termine, Renzi è stato anche stavolta quello che si è fermato di più davanti ai giornalisti. Indicando almeno un punto di convergenza con 5S e Pd: l'importanza di partire da «un documento scritto, per chiarire chi fa cosa e in che tempi - ha spiegato il leader di Italia Viva - e togliere così alibi a tutti». Quindi, sì al cronoprogramma o contratto di governo. Il problema sarà stilarlo, visto che sui temi divisivi l'ex premier non è sembrato disposto a fare sconti, perché «sono divisivi, ma servono agli italiani, il Mes serve ai nostri medici e infermieri. Siamo disponibili a ragionare, ma non vogliamo un governo politico a tutti i costi». A maggior ragione con Conte premier per forza: «Di nomi parliamo alla fine, e vale per tutti gli incarichi» ha ribadito Renzi. Infine, la replica diretta a Zingaretti sul concetto di lealtà: «Per noi essere leali significa dire nelle riunioni private quello che poi si dice in pubblico. Noi lo abbiamo fatto». Il riferimento è alle critiche a Conte, condivise da molti esponenti del Pd, ma poi sfumate nel dibattito politico. A Conte hanno ribadito «pieno e leale sostegno» anche i rappresentanti di Leu: «Non abbiamo posto veti su nomi, anche gli altri facciano altrettanto - ha detto il capogruppo alla Camera, Federico Fornaro - in una coalizione si sta con spirito leale». Ancora la lealtà, che tutti chiedono e promettono, ma nessuno si fida più di poter ricevere dagli altri. 

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