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mercoledì 27 gennaio 2021

L’Fmi taglia le stime sul Pil italiano :“Salirà solo del 3%”


da LA REPUBBLICA del 27 gennaio 2021.di Alberto D’Argenio e Roberto Petrini

L'Italia  ancora nel mirino. L’Fmi taglia le stime di crescita, l’agenzia di rating Fitch, dopo Moody’s, minaccia il declassamento se falliremo sul Recovery Plan e dalla Commissione di Bruxelles e dalle cancellerie europee giunge un allarme: «Forte preoccupazione, sbloccate la crisi».

La giornata delle dimissioni del premier Conte è stata segnata da tensione sulle sorti del nostro paese. Ha cominciato il World Economic Outlook dell’Fmi a decretare che siamo il fanalino di coda del G7. Il Pil infatti quest’anno crescerà solo del 3 per cento contro una previsione del 5,2 per cento nell’ottobre scorso: un dato vicino al 3,5 per cento reso noto da Bankitalia nei giorni scorsi e molto inferiore a quello del governo ancora ancorato al 6 per cento che nella relazione sullo scostamento di bilancio dei giorni scorsi è stato definito «non irrealistico». Migliora invece il bilancio dell’Fmi sul nostro Pil dello scorso anno: da un pessimistico -10,6 dell’autunno scorso siamo risaliti al -9,2 questa volta in linea con le stime del nostro esecutivo.

Il Weo di ieri non fornisce valutazioni sui conti pubblici, tuttavia la crisi di governo ha nuovamente acceso un faro sul nostro debito e sulla capacità di assumere risorse attraverso il Recovery Plan. Una nuova doccia gelata – dopo quella analoga di Moody’s nei giorni scorsi – è arrivata dall’agenzia di rating Fitch che ha avvertito: l’Italia rischia un declassamento «se dovesse fallire» nell’utilizzo del Recovery Fund. Fitch, che stima per il 2020 un debito-Pil del 160 per cento, osserva che la crisi di governo mina gli sforzi «per una strategia della crescita post-pandemia».

Nelle capitali europee si respira non meno preoccupazione per il nostro Paese. «L’Unione ha paura della crisi di governo e si aspetta che se ne esca con un forte spirito europeista», ha osservato il presidente dell’Europarlamento David Sassoli. In queste ore i vertici delle istituzioni di Bruxelles e le cancellerie sono estremamente preoccupate e sperano che la situazione in Italia si sblocchi al più presto possibile con la nascita di un governo capace di completare il Recovery Plan italiano con i progetti, le riforme e le procedure semplificate per permettere al paese di accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu. Già prima della crisi di governo l’Italia era considerata in ritardo per l’apertura della notifica formale prevista tra un mese e questo punto l’allarme è massimo. Lo scenario peggiore è quello che l’Italia precipiti nel voto anticipato perdendo mesi mettendo in crisi l’intera Eurozona.

Tornando al rapporto dell’Fmi, l’intonazione globale della crescita dà qualche speranza (bene i vaccini ma preoccupano le varianti): le stime del Pil mondiale per quest’anno sono state migliorate di 0,3 punti attestandosi al 5,5 per cento. Cresce il commercio mondiale dell’8 per cento (nel ’20 era sceso del 9,6 per cento). Anche le stime dello scorso anno, in piena pandemia, sono migliorate rispetto a quelle dell’autunno scorso di 0,9 punti fermando la contrazione del Pil mondiale a -3,5 per cento. «Va meglio ma lo scenario pone sfide su vaccini, cooperazione globale e sostegno ai soggetti più vulnerabili», ha detto la direttrice generale dell’Fmi, Kristalina Georgieva, durante un dibattito degli incontri di Davos.

Fa compagnia all’Italia l’Europa: l’Fmi ha rivisto al ribasso anche le stime di Germania, Francia e Spagna mentre la zona euro si attesta al 4,2 per cento (1 punto in meno rispetto ad ottobre). Vola la Cina che lo scorso anno è stato l’unico paese con il segno “più” (+2,3 per cento e che quest’anno si presenta con +8,1 per cento. L’effetto Biden si sente sugli Usa: le previsioni di quest’anno sono al rialzo dal 3,1 al 5,1 per cento e, secondo la capo economista Gita Gopinath, il piano del nuovo presidente Usa potrebbe far crescere il Pil di 5 punti nei prossimi tre anni.

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