Anglotedesco

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venerdì 22 gennaio 2021

L'Italia ricambia: in arancione la Lombardia e la Sardegna


Francesco Grignetti

Cambia di nuovo la cartina dell'Italia. La Sardegna da gialla diventa arancione. La Lombardia, da rossa passa ad arancione (probabilmente da domani, anche se ieri sera non c'era ancora l'ufficialità). E anche se nel secondo caso s'è innescata una polemica politica al calor bianco, è nient'altro che l'effetto del previsto aggiornamento settimanale. Le Regioni inviano i dati all'Istituto superiore di Sanità, a Roma. Qui i numeri vengono processati. E le mappe del Covid cambiano. Succederà di nuovo nelle settimane che arriveranno. Non è finita. Di qui il pressante invito a non abbassare la guardia. I numeri «impongono misure restrittive». Mentre l'Europa rabbrividisce di fronte alle comunicazioni che vengono dalla Gran Bretagna, dove il virus si è incattivito, il monitoraggio di questa ultima settimana dice che da noi la situazione è leggermente migliorata. Il famoso indice Rt sui casi sintomatici è stato pari a 0,97 a livello nazionale. Finalmente in diminuzione dopo 5 settimane di crescita.È una buona notizia. Anche se l'Iss-Cabina di regia evidenzia che ci sono molte differenze territoriali. «Complessivamente, sono 4 le Regioni e Province autonome con una classificazione di rischio alto (erano 11 la settimana precedente): Sicilia, Sardegna, Umbria e Provincia autonoma di Bolzano. Sono 11 con rischio moderato (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Puglia, Valle d'Aosta, Lazio e Veneto) e 6 con rischio basso (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria e Toscana)». Siccome le classificazioni non dipendono soo dall'indice Rt, il Rapporto segnala che sono 12 le Regioni e Province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva o in aree mediche sopra la soglia critica. Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è sotto la soglia critica del 30%. L'incidenza del virus, poi, è in «lieve diminuzione», anche se rimane su livelli di guardia: 339 casi di Covid ogni 100mila abitanti. Siamo cioè molto lontano da una gestione rassicurante dell'epidemia. Il servizio sanitario è andato in affanno quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in una settimana. Oltre questa soglia, il tracciamento va in tilt. E di conseguenza i focolai si moltiplicano. «L'incidenza su tutto il territorio è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull'intero territorio nazionale dell'identificazione dei casi e il tracciamento dei loro contatti». Il bollettino giornaliero mostra ancora troppi contagi: 13.633 nuovi casi, 472 morti. Il giorno prima erano stati 14.078 i nuovi casi e 521 i morti. La riduzione è lenta, per fortuna sono in calo i ricoveri in terapia intensiva. Altro che allentare. L'epidemia è «in una fase delicata e un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute misure di mitigazione a livello nazionale e regionale». Mentre la campagna di vaccinazione deve frenare (sono 1.312.275 quelli che hanno avuto la prima somministrazione; 40.293 i vaccinati col richiamo), e non è chiaro quante dosi arriveranno da Pfizer, la terza ondata è sempre dietro l'angolo. E potrebbe essere più letale delle prime due, il virus è mutato. La Campania ha già previsto un obbligo di comunicazione per chi torna da un viaggio in Brasile, Sudafrica o Gran Bretagna. 

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