Anglotedesco

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martedì 26 gennaio 2021

Nei 5 Stelle accuse ai ministri .Parlamentari contro il vertice: «La nostra squadra ha fallito»

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 27 gennaio 2021

Divisi alla meta: i Cinque Stelle si spaccano nel giorno delle dimissioni di Conte. Quelle che prima erano crepe diventano squarci nel tessuto che lega insieme vertici e gruppo parlamentare. «Conte va difeso, ma la squadra va cambiata perché ha fallito su tutta la linea», «Crimi? Non ha una legittimazione politica»: è l’accusa che prende corpo tra i parlamentari nel Movimento nelle ore che precedono l’assemblea di deputati e senatori. Inizia a parlare il reggente: «Senza di noi non c’è nessun governo. Dobbiamo essere fermi nell’indicare la strada», esordisce. «Siamo i garanti del Recovery, che non deve essere gestito dalla Lega, non ci sono alternative a Conte», incalza. «Basta temi divisivi: non si deve parlare di Mes o Ponte sullo Stretto». «Sembra Franceschini», c’è chi commenta.

Prima del confronto serale (posticipato alle 22,30 creando ancora maggior irritazione di quella già presente nelle fila grilline) i big M5S fanno quadrato. Dopo un briefing di VitoCrimi e dei capigruppo all’ora in cui Giuseppe Conte saliva al Colle per annunciare le dimissioni, i vertici del Movimento si riuniscono in conclave. Solita war room. Un pomeriggio di fuoco per decidere come muoversi alle consultazioni, per ribadire che — almeno per ora, nonostante le fibrillazioni — Conte rimane l’unico nome in campo. E poco male se nei corridoi di palazzo — un po’ da tutti gli ambienti — iniziano a circolare nomi pentastellati di papabili premier come Luigi Di Maio,

Roberto Fico, Stefano Patuanelli. Non solo, il gotha decide anche di mettere sul piatto della trattativa con i «costruttori» un pacchetto di riforme (come poi annuncia Conte nel suo post, citando anche il tema della sfiducia costruttiva avanzato qualche giorno fa da Riccardo Fraccaro). Al tavolo ci sono i capisaldi della squadra di governo: il ministro degli Esteri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, i ministri — tra cui Alfonso Bonafede, Stefano Patuanelli —, Crimi ovviamente, Paola Taverna.Fico, invece, monitora la situazione a distanza. Stavolta rispetto al giorno precedente, le maglie sono più strette.

Ci sono da affrontare anche i problemi interni al gruppo parlamentare. Di Maio lo dice chiaramente ai suoi: «Bisogna lavorare per l’unità e la compattezza: basta fughe in avanti, bisogna restare uniti intorno a Conte per dare una direzione al Paese». La trattativa prosegue. Nel Movimento ci sono crepe. Alessandro Di Battista è contro un dialogo con Matteo Renzi: «Non cambio linea», dice a chi ha avuto modo di sentirlo.Intanto deputati e senatori sono sul piede di guerra fin dal mattino. Non hanno gradito il «mancato coinvolgimento da parte dei vertici». Nelle chat iniziano a circolare insinuazioni sui «contiani» del Movimento: c’è chi dubita che stiano giocando una partita personale, sapendo che probabilmente «saranno pochi quelli che rientreranno nei progetti del premier». C’è anche chi pone dei dubbi su Conte stesso: «Non ha i numeri». Il malessere monta quando Crimi pubblica un post in cui apre all’assessorato in quota M5S nella giunta pugliese. «Si piega ad Emiliano» è uno dei commenti più edulcorati. Tra i parlamentari inizia a serpeggiare l’idea di chiedere nell’assemblea congiunta serale «un cambio di passo»: o meglio «un cambio della squadra di governo». Diversi pentastellati, tra cui alcuni maggiorenti, vogliono la testa di Bonafede e Fraccaro, oltre a un forte passo indietro di Crimi. Un processo in piena regola prima della congiunta.

«Adesso deve iniziare una nuova pagina per il Movimento: non possiamo più aspettare», taglia corto un pentastellato.

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