Anglotedesco

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mercoledì 27 gennaio 2021

Oggi alle consultazioni nessun rifiuto su Conte.E Renzi toglie dal tavolo della trattativa il Mes

 



di Fabio Martini 

La notte è calata sul frastuono del "circo politico-mediatico" romano, sono oramai le 23, ma dalla sua casa romana nel centro storico, Matteo Renzi davanti al computer sta arringando i suoi parlamentari, collegati a distanza, sta elogiando la tenuta politica dei gruppi parlamentari che, effettivamente in questi giorni, hanno resistito a tutte le lusinghe. Renzi picchia duro sui "traffici" del governo, dice che in «Parlamento è in corso un autentico scandalo, una gestione opaca, con la creazione di gruppi improvvisati». E quando arriva al punto chiave, l'incontro con il Capo dello Stato al Quirinale previsto alle 17,30 di oggi pomeriggio, spiega che Italia Viva non subirà veti ma neanche ne proporrà. Questo significa che, a precisa domanda del presidente Mattarella, se ci sia una pregiudiziale su Conte, l'ex premier risponderà di no. E che l'unica pregiudiziale è quella di un programma di svolta: «Noi continueremo a parlare di contenuti e non di poltrone. Il futuro del Paese è adesso». Naturalmente Matteo Renzi è sempre capace di scartare all'ultimo minuto. È un giocatore di poker, che sa tenere coperte le carte e sul piano del talento politico ha confermato di appartenere a un'altra categoria rispetto agli altri protagonisti in scena: con premier, alleati, media e sondaggi compattamente avversi a lui, non soltanto è riuscito a tenere i suoi parlamentari, ma ha costretto Conte alle dimissioni. Ora ha capito che, passata la buriana che lo ha investito, è arrivato il momento di incassare. Con una trattativa dura, ma dalla quale Renzi - ecco il punto - ha sfilato la richiesta più indigeribile: il Mes. Nel video postato a metà pomeriggio su Facebook, Renzi ha spiegato che l'Italia sta vivendo tre serissime emergenze - economica, educativa e sanitaria - ma quando ha affrontato i problemi della pandemia, ha parlato della questione vaccini e delle primule, ma ha omesso l'acronimo tabù: Mes. In queste ore Renzi ha continuato a coltivare le due opzioni, la "massima" (un esecutivo a guida Draghi) e la "minima" (un governo Di Maio o Fico). L'ex ministra renziana Teresa Bellanova, sia pure rispondendo a una domanda, ha messo in circolo un ballon d'essai: «Noi non poniamo veti su Conte e non subiamo veti da nessuno ma non c'è solo Conte. Non discutiamo gli uomini, discutiamo prima dell'impianto programmatico». E ha spiegato che il suo partito non ha pregiudizi neppure di fronte a un'ipotesi Di Maio premier. Il ministro degli Esteri si è affrettato a stroncare la suggestione, con una messa a punto attribuita a "fonti del Movimento cinque stelle": «Mettere in mezzo il suo e altri nomi in questo modo, in questo momento, è un chiaro tentativo di delegittimarlo», mettendolo contro Conte e «viene da pensare che questa operazione sia pensata da chi ha come obiettivo finale quello di arrivare a un governo tecnico...». Ma ieri si è ristretta anche la via che potrebbe portare a un governo tecnico con l'ingresso di Forza Italia e il sostanziale beneplacito della Lega. Per stroncare questa ipotesi, cara a Renzi, è intervenuto Salvini in persona.

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