Anglotedesco

Anglotedesco

giovedì 28 gennaio 2021

Putin e l’Occidente "Il mondo unipolare porta conflitti"



di Rosalba Castelletti

Pressato in patria dalle proteste seguite all’arresto di Aleksej Navalnyj e alla video-inchiesta su una sua presunta lussuosissima residenza, Vladimir Putin si è ripreso la scena con un colpo da maestro: intervenendo a sorpresa per la prima volta in 12 anni al Forum economico di Davos. Il suo nome non era in agenda fino al giorno prima, ma il forfait di Giuseppe Conte a causa della crisi di governo in Italia e il collegamento virtuale obbligato in tempi di pandemia hanno consentito il cambio di programma all’ultimo minuto, tra le critiche dei suoi detrattori. «Il motto del Forum è "migliorare lo stato del mondo". Legittimare Putin è proprio l’opposto», ha commentato il finanziere Bill Browder. Ma è proprio questo che voleva il leader del Cremlino: rivendicare il suo ruolo di legittimo interlocutore nonostante più parti invochino nuove sanzioni.

Il suo è stato un discorso dai toni cupi dove le parole più pronunciate sono state "escalation" e "conflitto". Per Putin, il mondo rischia di scivolare «nella distopia», in una «lotta di tutti contro tutti» a causa delle tensioni provocate dalla «globalizzazione che non premia tutti» e accelerate dal Covid. Paragonando la situazione agli Anni ’30 quando, a suo dire, l’incapacità di risolvere i disaccordi causò la Seconda guerra mondiale, il presidente si è augurato che «un aspro conflitto globale oggi sia in linea di principio impossibile». Vorrebbe dire, ha aggiunto, «la fine della civiltà». La soluzione? Il riconoscimento che «l’era di un ordine mondiale unipolare è finita» e il perseguimento di «una cooperazione multilaterale», sull’esempio di quanto fatto in Siria o nel Nagorno-Karabakh e andrebbe fatto nella ricerca dei vaccini, ha detto Putin insistendo sulla dottrina del multipolarismo che teorizzò a Monaco nel 2007 e nel suo precedente discorso a Davos — allora da premier — nel 2009.

Quest’anno l’intervento di Putin è arrivato all’indomani della prima telefonata con Joe Biden e dell’accordo raggiunto con gli Usa sulla proroga del New Start sul disarmo nucleare che il Parlamento russo ha subito ratificato all’unanimità. «Un passo verso la giusta direzione», ha commentato Putin in una rara nota positiva. Ma a smorzare gli entusiasmi è arrivato il portavoce Peskov: «È irreale parlare ora di "reset"». Interrogato sul legame tra Russia e Occidente, unica domanda ammessa, il leader ha risposto che, «messe da parte le fobie», Mosca è pronta al dialogo, ma ha ribadito: «L’amore è impossibile se viene dichiarato solo da una parte. Deve essere reciproco».

Di Navalnyj non ha parlato, ma il suo monito sui «giganti digitali» oramai «in competizione con gli Stati» non è sembrato casuale nel giorno in cui l’agenzia per le comunicazioni Roskomnadzor ha annunciato sanzioni per Facebook, Instagram, Twitter, TikTok e YouTube per non aver rimosso gli appelli a partecipare alle proteste per l’oppositore in carcere. Ed è arrivato poco prima che la moglie Julija e i collaboratori dell’attivista pubblicassero in diretta sui social i video dei raid di polizia negli uffici del Fondo anti-corruzione e nelle abitazioni dello stesso Navalnyj e dei suoi fedelissimi. Una retata che si è conclusa con il fermo, tra gli altri, del fratello Oleg. Motivo: violazione delle "norme sanitarie" nei cortei di sabato scorso. Pretesto suonato tanto più paradossale dopo la decisione di Mosca di allentare le restrizioni anti-Covid.

Nessun commento:

Posta un commento