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martedì 26 gennaio 2021

Renzi al Colle non farà nomi .La strategia per evitare il ter, voci sui contatti con Di Maio

 



Da Il Corriere della Sera del 27 gennaio 2021.Giuseppe Alberto Falci

A sera Matteo Renzi rompe il silenzio stampa che si è imposto per qualche giorno. E lo fa poche ore dopo le dimissioni di Giuseppe Conte. Il leader di Italia viva è soddisfatto, conscio di avere vinto la prima manche e scrive una enews nella quale ribadisce la linea che il partito illustrerà davanti a Sergio Mattarella: «Noi andremo al Quirinale senza pregiudizi. Per noi la priorità è aiutare i cittadini a uscire da questa fase di stallo e di difficoltà non solo economica».L’ex premier chiede un «salto di qualità» che significa «scommettere sui progetti che fanno creare posti di lavoro», «cambiare passo nella gestione dei vaccini». In sintesi, «significa avere una visione da qui a trent’anni, non da qui a trenta minuti». Va da sé che le critiche al governo Conte 2, di cui rivendica la nascita «per mandare a casa Salvini», non mancano. Così quando la delegazione di Italia viva — composta molto probabilmente da Renzi e dai due capigruppo di Camera e

Senato, Maria Elena Boschi e Davide Faraone — si recherà al Colle, metterà sul tavolo del capo dello Stato tutti i temi sollevati nelle settimane del braccio di ferro con Giuseppe Conte: «Sprecare i soldi del Recovery, perdere tempo sui vaccini, ritardare il ritorno a scuola, vivere di sussidi, sarebbero errori imperdonabili. Noi ci siamo».S

embra quasi essere una mano tesa alla soluzione che al momento preferiscono dalle parti di Pd e Cinque Stelle, ovvero un Conte ter. Eppure, nel corso della lunga missiva non c’è alcun riferimento al terzo incarico all’avvocato del popolo. Per Renzi lo sbocco è «un governo serio, di legislatura, che dia risposte concrete e non evasive alle sfide drammatiche della pandemia e assicuri con la ripresa». E ancora: «Un governo europeista, non a parole, ma nei fatti: capace di concretizzare in progetti il gigantesco sforzo del Next Generation Eu». Non a caso l’intenzione del senatore di Rignano davanti al presidente Mattarella non sarà quella di tratteggiare il profilo di chi guiderà il prossimo esecutivo.

Osserva un fedelissimo dell’ex sindaco di Firenze: «È evidente che Matteo preferirebbe un presidente del Consiglio diverso da Conte. E a sua volta Conte preferirebbe una maggioranza senza Italia viva. Ma Matteo è consapevole altresì che si tratti di una partita a scacchi dall’esito non scontato. Dunque non esclude un Conte ter». Ne consegue che il leader di Iv è obbligato a tenere socchiusa la porta con Pd e Cinque Stelle su un terzo mandato dell’avvocato. Nel primo giro di consultazioni non si esporrà su un altro nome. Dal suo inner circle smentiscono categoricamente contatti tra il leader di Iv e Luigi Di Maio. «Sono veline di Palazzo Chigi». Semmai, scherzano, «il nostro sì a Di Maio, è a Marco Di Maio, il nostro collega deputato». Tatticismo? Forse sì anche perché, confermano fonti qualificate, i contatti tra l’ex premier e il ministro degli Esteri ci sarebbero. Ma tant’è. Stasera Renzi si confronterà con i gruppi parlamentari che garantiscono essere «compatti». Non a caso ieri in Senato uno come Eugenio Comincini, dubbioso sulla strategia dell’ex premier e considerato da giorni in uscita, chiariva: «Io rimango in Italia viva. Il clima è cambiato. Matteo ci coinvolge di più». Nessuna emorragia? Di certo è vero che nella enews Renzi loda la squadra di Iv — forse per tenere compatto il gruppo — citando una poesia di Hermann Hesse: «Grazie a chi ha scelto di non spegnere la stella». E a sera fanno notare dalle parti dell’entourage di Renzi una dichiarazione del capogruppo del Pd, Andrea Marcucci. In particolare, il passaggio: «Non c’è un Conte a tutti i costi».

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