Anglotedesco

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martedì 26 gennaio 2021

Responsabili, il gruppo c'è ma i numeri no



di Niccolò Carratelli 

I responsabili ci sono ma non bastano. Il nuovo gruppo parlamentare è nato, ma non potrà garantire a Conte i voti sufficienti per garantirsi un'autonomia da Italia Viva, almeno al Senato. Le insegne scelte per la nuova formazione sono quelle del Maie, il Movimento degli Italiani all'estero, e di Centro democratico, la creatura di Bruno Tabacci, grande timoniere di questa operazione. A Montecitorio la sua componente è già presente con il simbolo, a palazzo Madama potrebbe materializzarsi domani: l'ex senatore 5 stelle Gregorio De Falco, infatti, ha presentato la richiesta alla presidenza del Senato e questa mattina si riunirà la Giunta per il regolamento che dovrà esaminarla. Se la richiesta sarà accolta, Tabacci potrà prestare il suo simbolo. Il punto è che lo aveva già prestato a Più Europa di Emma Bonino, consentendole di presentarsi alle scorse elezioni senza raccogliere le firme. Bonino che, tra l'altro, è stata finora all'opposizione del governo Conte. «Pronti per le consultazioni»Al di là dei cavilli tecnici, c'è già il nome del nuovo gruppo: «Europeisti Maie Centro Democratico». È pronto al Senato, oggi sarà ufficializzato anche alla Camera. De Falco è sicuro: «Faremo in tempo per andare alle consultazioni al Quirinale come gruppo autonomo». Quindi entro questa sera dovrà esserci l'ufficialità, visto che le varie componenti del gruppo Misto sono convocate per domani e, nel caso, il neonato gruppo dei "costruttori" si inserirebbe nel pomeriggio, forse prima di Liberi e Uguali. I numeri minimi sono stati trovati. Servono 20 deputati alla Camera, anche se potrebbe bastarne qualcuno in meno. Solo 10 i membri necessari al Senato, dove si raggiunge la soglia unendo ai 5 senatori del Maie i 2 ex M5s De Falco e Luigi Di Marzio, i tre ex Forza Italia Mariarosaria Rossi, Andrea Causin e Sandra Lonardo Mastella. Potrebbero aggiungersi altri due ex 5 stelle: Gianni Marilotti e Lello Ciampolillo. Ma il punto è un altro. Non un voto in più per ConteQuesti 10-12 senatori hanno già in comune una cosa: una settimana fa hanno votato tutti la fiducia al governo Conte, erano tra i 156 sì di quella maggioranza ritenuta insufficiente. Quindi, dal punto di vista politico, la decisione di costituire un gruppo autonomo, non modifica la prospettiva di Giuseppe Conte: a palazzo Madama, senza Italia Viva, non ha una base sufficiente per proseguire. A meno che, ovviamente, la compattezza ritrovata negli ultimi giorni tra i banchi di Forza Italia (ma anche Udc e Idea-Cambiamo!) non venga meno di fronte a un contenitore reale in cui confluire. L'unità del centrodestra ribadita dopo l'ultimo vertice di ieri a Montecitorio sembra indicare il contrario, come pure le parole di Antonio Tajani, intercettato davanti alla Camera: «Mi sento di escludere che altri nostri parlamentari possano pensare di uscire da Forza Italia in questo momento - ha detto al nostro giornale - anche Udc o Cambiamo hanno la stessa posizione». Quindi l'ultimo, accorato appello via Facebbok del premier rischia di non sortire l'effetto sperato. La maggioranza assoluta al Senato, almeno 161 voti, è lontana: servono almeno altre 5 adesioni al gruppo degli "Europeisti", due in più volendo escludere dalla conta i senatori a vita, che pure hanno votato la fiducia al governo. Tra i papabili anche alcuni ex 5 stelle, che fin qui non hanno appoggiato Conte, come Carlo Martelli e Mario Giarrusso, con cui le trattative ci sono state e ci saranno. Se il gruppo può allargarsi, deve farlo prima di presentarsi al Quirinale per offrire al presidente Mattarella il proprio contributo a formare il terzo governo di Giuseppe Conte. 

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