Anglotedesco

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martedì 19 gennaio 2021

Sono i "costruttori" dell'ultima ora


di Federico Capurso 

Il primo squillo di tromba per i senatori indecisi arriva da Domenico Scilipoti, che appare in aula Garibaldi insieme ad Antonio Razzi per offrire la sua benedizione: «Questa è l'ora dei responsabili», dice. E i responsabili rispondono, ma sono meno di quelli che si aspettava Giuseppe Conte. Al termine di una giornata sulle montagne russe, con i pallottolieri impazziti, se ne conteranno 17. Pochi - agli occhi del premier - perché è un numero che rende determinante l'astensione dei 16 senatori di Italia Viva. Potevano essere anche meno. Diventa un caso quello dei senatori Lello Ciampolillo e Riccardo Nencini, che restano nel limbo degli indecisi fino all'ultimo minuto. Tanto da chiedere di poter votare mentre la presidente Casellati dichiara chiusa la votazione. Proteste da una parte e dall'altra rendono persino necessaria la consultazione della "moviola", ma il loro sì, alla fine, viene contato. Un aiuto sperato, da parte di Nencini che appare sempre più distante da Italia Viva, così come è inaspettato quello della senatrice di Forza Italia Maria Rosaria Rossi, per anni strettissima assistente di Berlusconi. Nessuno l'aveva individuata nei radar dei responsabili, anche perché tutti i riflettori erano puntati su altri due azzurri, Maria Carmela Minuto e Andrea Causin. La prima vota contro, mentre Causin si schiera a favore della fiducia e il suo, dice, «è un sì che recide i rapporti con Forza Italia».In molti, tra i responsabili, citano il discorso di Conte tra le ragioni del loro convincimento. «Nelle sue parole - spiega Causin - ho percepito la forte volontà di aprire una nuova stagione politica». Ad aver convinto il senatore del gruppo Misto Gregorio De Falco a partecipare a quella che chiama «un'operazione di soccorso», oltre alle lunghe telefonate di Bruno Tabacci, è stato «l'accento posto dal premier sull'impegno contro il Covid». La preoccupazione di De Falco, di fronte a una crisi senza soluzione, era anche quella di «rendere inefficace il piano vaccinale». Per le stesse ragioni, «nonostante tutto», vota sì anche Luigi Di Marzio: «Sono medico e non dare il mio voto in questa situazione sarebbe irresponsabile. Ho 70 anni, non ho nulla da chiedere». E nulla chiede Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella, che risponde alle accuse dell'opposizione di mercanteggiare poltrone: «Questa mia responsabilità non ha chiesto nulla, non chiederà nulla, non avrà nulla».Saverio De Bonis, ex M5S entrato nel Maie, già da una settimana si spendeva per puntellare la maggioranza: «In questa crisi c'è la casa in fiamme e noi siamo i vigili del fuoco. Anche se critici su alcuni dossier, non per questo facciamo crollare il governo». Si vedono alla buvette anche i deputati ex M5S diventati "responsabili" con Tabacci: «Ci sinceriamo che i Cinque stelle abbiano fatto in Senato ciò che abbiamo fatto noi alla Camera e cioè convincere gli indecisi», dice Marco Rizzone. Ci sono però ex del Movimento che di questo governo non ne vogliono sapere. Almeno per ora. Come Mario Giarrusso, che rimane una sfinge per tutta la giornata. Provano a convincerlo tutti, da Luigi Di Maio a Rocco Casalino, fino al ministro per i Rapporti col Parlamento Federico D'Incà, ma non c'è nulla da fare. Come Giarrusso, porta il suo no alla causa anche Carlo Martelli, che ha tagliato da tempo molti rapporti con i grillini e così anche il suo giudizio sull'operato del governo «continua a essere negativo. Ho votato convintamente no e non cambio idea». Ma come dice Paola Binetti, dell'Udc, «ora votiamo no alla fiducia, domani è un altro giorno». 

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