Anglotedesco

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domenica 31 gennaio 2021

STEFANO BONACCINI:"E' Conte a dover trattare il Recovery"

 


Intervista di Fabio Martini

Due settimane fa Stefano Bonaccini è stato l'unico tra le personalità del Pd ad uscire allo scoperto per chiedere di tenere aperta la porta a Matteo Renzi e ora, in questa intervista al nostro giornale, si spende per dire che la crisi va chiusa «velocemente» e sarebbe paradossale e autolesionistico per l'Italia mandare a trattare il Recovery fund un altro presidente del Consiglio, l'ennesimo, e diverso da Giuseppe Conte che è riuscito ad ottenere quell'impegno europeo così corposo. "Presidente dei presidenti" di Regione, da quando è stato rieletto un anno fa Governatore della Regione Emilia Romagna, una delle ultime roccaforti della sinistra italiana, Stefano Bonaccini ha acquistato peso politico, diventando anche uno dei leader di fatto del Pd. 


Diciassette giorni di crisi formale sono serviti a cancellare i veti incrociati Conte-Renzi: lei pensa che sarebbe un errore se si ricominciasse con quella logica? 


«Da subito ho chiesto di mettere il Paese davanti ai veti personali. Il nostro problema è dare risposte all'Italia, non altro. Registro positivamente il passo avanti compiuto. Adesso si chiuda la crisi velocemente, perché i problemi da affrontare sono più grandi e più seri delle bandierine di parte». 


Conte è il miglior presidente del Consiglio possibile? 

«Conte ha le carte in regola per proseguire. Ribadisco: se è vero che dobbiamo occuparci dei problemi, troverei sconsiderato mettere un veto sul suo nome. Peraltro, sarebbe utile e coerente che a negoziare in Europa sul nostro Recovery Plan fosse chi quell'accordo lo ha raggiunto: può mai essere credibile un Paese che ogni volta si presenta con persone diverse per concordare e onorare impegni presi da altri? » 


Dodici giorni fa, mentre nel Pd prevalevano sentimenti e risentimenti verso Renzi, in un'intervista lei aprì la strada ad un disgelo e ha avuto ragione: il Pd ha cambiato idea perché si stava infilando in un governo Conte-Mastella? Ma non è rischioso fidarsi di Renzi? 

«È stato giusto non arroccarsi dietro pregiudizi personali: peraltro, con Italia Viva governiamo anche nei territori, se qualcuno lo avesse scordato, e se penso all'Emilia-Romagna lo facciamo pure con efficacia. Poi, passata l'emergenza, ci sarà bisogno di un campo largo di centrosinistra capace di sfidare la destra, e sancire fratture irrimediabili e definitive sarebbe sbagliato. Ma il guaio peggiore sarebbe stato per l'Italia: E per reggere nell'emergenza della pandemia e della crisi non bastano traccheggiamenti parlamentari, serve una maggioranza larga a sostegno di un governo solido. L'idea che dai problemi si esca con scorciatoie non è la mia». 


Renzi è ad un incrocio: pareggiare, vincere o stravincere? In una vicenda come questa tentare di stravincere non pensa che potrebbe anche voler perdere tutto? 


«Perderebbe l'Italia, e a quel punto non credo che Renzi potrebbe celebrare qualcosa. Non stiamo giocando a poker, in gioco c'è la tenuta di un Paese esausto dopo un anno di pandemia e restrizioni. Nei prossimi mesi dovremo gestire problemi di tenuta occupazionale e sociale, c'è un piano vaccinale da realizzare, oltre 200 miliardi di euro da programmare per la ripartenza. Nessuno scherzi col fuoco, perché il compito della politica e delle istituzioni è spegnere gli incendi. Non erano accettabili veti su Renzi, ora non sarebbero accettabili veti posti da lui. Registro che non ne pone e ne prendo atto positivamente. Il nome del premier non può quindi essere il problema». 


Le forze della maggioranza sono nelle condizioni di fare un governo molto più forte dell'attuale: non pensa che stiano tentennando? Le pare un Paese che si possa governare col manuale Cencelli? Dai territori li ha tre nomi per altrettanti ministeri? 


«Ci mancherebbe solo che mi mettessi a fare nomi. Il Capo dello Stato sta gestendo con accortezza ed equilibrio impeccabili questo passaggio, ciascuno deve agevolarne il compito con responsabilità e sobrietà. È vero che nel territorio ci sono tantissime figure che hanno dimostrato sul campo di saper amministrare con concretezza e competenza, guai decidere secondo logiche di correnti. L'ho detto anche al mio segretario, Nicola Zingaretti: indichi nomi apertamente fuori da ogni appartenenza, gli elettori del Pd sarebbero i primi a sostenere questa scelta». 

Il Capo dello Stato potrebbe varare un "governo del presidente": sia pure come extrema ratio, le pare da scongiurare? 

«Come ho detto, ho massima fiducia nel presidente Mattarella e sosterrò con responsabilità qualsiasi soluzione individuerà per dare un governo al Paese. È però evidente che se si arrivasse allo stallo, le forze politiche che hanno sostenuto fin qui l'Esecutivo avrebbero certificato la propria sconfitta. Un regalo inaspettato e immeritato per la destra» . 

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