Anglotedesco

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martedì 19 gennaio 2021

Trattative nella giornata più lunga tra capannelli e file per un caffè

 


di Niccolò Carratelli 

A metà mattina la sala Garibaldi, il cuore di palazzo Madama, è piena come la metro B nell'ora di punta. Un assembramento da movida notturna, «un Covid party», ironizza qualcuno, sotto lo sguardo sconsolato dei commessi del Senato, che dovrebbero far rispettare regole e protocolli. Difficile, visto che a meritare la multa sarebbero anche quelli che le regole le hanno scritte, compresi ministri e sottosegretari. Alcuni sono in paziente attesa davanti all'ingresso della buvette: unica possibilità di prendere un caffè o un tramezzino al banco, in una Roma arancione. Arriva spedito Matteo Renzi, dribbla tutti manco fosse Ribery, il fido Francesco Bonifazi fatica a stargli dietro, poi vedono la fila e fanno marcia indietro. Passano tre minuti e la scena si ripete con Luigi Di Maio, troppa gente e caffè rimandato. In aula è in corso il dibattito sulle comunicazioni del premier Conte, ma le cose più interessanti succedono fuori, nei corridoi, davanti alle macchinette automatiche o agli ascensori. C'è Maurizio Gasparri che va in giro con un'agendina scritta fitta fitta, si è segnato la sua lista di "sì" e "no" alla fiducia e la aggiorna in tempo reale: cancella di qua, sposta di là, «mi risulta 154», annuncia. «Puntano a galleggiare, se reggono sei mesi poi c'è il semestre bianco, con sei mesi ne vincono altri sei, come al Monopoli - spiega - e dopo Giuseppi ora abbiamo Di Maie (movimento italiani all'estero, ndr)...bella questa, no?». Mentre parla ecco materializzarsi davanti a lui Antonio Razzi, il re dei "responsabili": «Hai visto che tua figlia mi ha chiesto un selfie? Ci siamo fatti la foto», dice, e Gasparri: «L'ho vista sui social, mi è piaciuta, peccato che ne ha fatta una pure con Toninelli». Razzi a tenere banco di qua, Scilipoti a rilasciare interviste di là, sono loro le guest star della giornata, anche se tra loro non si parlano: «Ci guardano dall'alto in basso, mi accorgo di qualche risolino, si credono migliori di noi, ma non è così», assicura Scilipoti. Trovarli a poca distanza dalla senatrice a vita Liliana Segre provoca uno shock visivo. Lei è seduta da sola, in un angolo riparato: «Sto aspettando che mi accompagnino, vado a riposarmi un po' a casa di un'amica, che abita qui vicino - spiega - sa, questa mattina mi sono alzata presto per prendere il treno e di solito la mattina dormo di più, perché la sera faccio troppo tardi, mi vedo le serie tv su Netflix». Non fai in tempo a chiederle quali, perché la portano via, ma «torno dopo per votare, non preoccupatevi, sono venuta apposta». Altre due signore sono le dominatrici della sala Postergali, quella delle dirette tv: Sandra Lonardo Mastella, l'ideologa dei nuovi responsabili, e Paola Binetti, che spinge l'Udc all'abbraccio con Conte. Si scambiano le telecamere, improvvisamente protagoniste. In fondo al corridoio, altro mini assembramento di giornalisti, raccolti intorno al portavoce del premier, Rocco Casalino, come di fronte all'oracolo. Lui non scopre i numeri del pallottoliere, «mi stanno facendo venire il mal di testa», dice e scherza sui contatti con Renzi: «Mi ha bloccato su WhatsApp». Accusa grave, da verificare, approfittando del secondo tentativo del leader di Italia Viva alla buvette. Quando esce smentisce con forza, si ferma e mostra lo schermo dello smartphone, la chat "aperta" con Casalino: «È vuota perché cancella sempre tutto quello che mi scrive, ma non l'ho bloccato». Casalino, intanto, ha il suo bel da fare, cammina e saluta, dice qualcosa a Mario Giarrusso, ex senatore 5 stelle, costruttore riluttante. Lui non scioglie la riserva: «Aspettate e vedrete», ripete a tutti, ridendo compiaciuto. Intanto arriva la prima pausa per sanificare l'aula, ottima occasione per andare a pranzo, perché anche il ristorante (difficile definirla mensa) è regolarmente aperto: nel menu cannelloni ricotta e spinaci, risotto ai frutti di mare, vitello al rosmarino. Giuseppe Conte mangia qualcosa nella sala del governo, lo raccontano attaccato al telefono. Poco prima della ripresa dei lavori, dalla stessa sala esce l'ex premier Mario Monti, passato per un saluto e, forse, per qualche consiglio. Il vero talent scout è il ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico d'Incà, che si concentra sugli ex 5 stelle indecisi. Si ferma a lungo al bancone della buvette con il senatore Carlo Martelli: discussione animata e, almeno a giudicare dalla mimica, non risolutiva. Poco distante, i ministri Stefano Patuanelli e Fabiana Dadone ironizzano sul rimpastone per «dare posti ai responsabili»: «Già non c'è spazio al tavolo del Cdm, servirà un secondo anello», dice lui. «Oppure soppalchiamo», risponde lei. Nonostante la tensione per il voto imminente, Luigi Di Maio ci scherza su, proprio al centro della sala Garibaldi, dove trova a colloquio la strana coppia Lorenzo Guerini, ministro della Difesa, e Carlo Sibilia, sottosegretario all'Interno: «Non perdere tempo a convincerlo, tanto è già convinto», dice il ministro degli Esteri al collega 5S, e giù risate. Seduto in disparte e in silenzio, un altro volto del Movimento, Nicola Morra, non partecipa al gioco di società della giornata: «Sono apatico, abulico, apoplettico», spiega ai cronisti. Inizia a fare troppo freddo, con le finestre spalancate per non calpestare del tutto il protocollo anti-Covid, in molti si aggirano con addosso i cappotti e le sciarpe. Parla Renzi, replica Conte, tutti assiepati davanti agli schermi. Dichiarazioni di voto, le due chiame, mentre qualcuno già se ne va. Chi resta si mette a contare, carta e penna. Il senatore Ciampolillo, uno dei più attesi, si addormenta sul più bello e regala il finale alla moviola. Altro che serie tv, cara Liliana Segre. 

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