Anglotedesco

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martedì 26 gennaio 2021

Uniti al Quirinale, divisi su tutto il resto.Il centrodestra va alla resa dei conti



di Luca Monticelli 

«Il centrodestra è unito ma chiede cose diverse». La sintesi è di Osvaldo Napoli, deputato azzurro più volte dato in uscita dal partito per raggiungere i costruttori, ipotesi che lui finora ha sempre smentito. Il disagio dell'ex vice presidente dell'Anci è condiviso da una parte di FI che ha vissuto la decisione di presentarsi alle consultazioni al Colle con un'unica delegazione del centrodestra come l'ennesimo cedimento a Salvini e Meloni. Nel primo pomeriggio di ieri i leader di FI, Lega, FdI, con Antonio De Poli dell'Udc, Giovanni Toti di Cambiamo e Maurizio Lupi di Noi per l'Italia si sono riuniti per esaminare la crisi di governo. A Silvio Berlusconi in video collegamento, Salvini e Meloni hanno proposto di dare un segnale di compattezza andando da Mattarella come un solo gruppo. Il Cavaliere, che venerdì alle 16 al Colle potrebbe essere presente, ha accettato per tenere salda l'alleanza, pur rimarcando che le posizioni nella coalizione rimangono diverse. Forza Italia, così come l'Udc e Toti, ha aperto a un esecutivo di salvezza mentre Meloni vede come prospettiva solo le elezioni. Più complesso lo scenario tratteggiato dal segretario leghista: «La prima opzione è dare la parola agli italiani e votare a giugno, ma non sottovalutiamo la possibilità di mettere in piedi una maggioranza di centrodestra in questa legislatura. Se Conte non ha i responsabili, potremmo averli noi», è il ragionamento di Salvini. Alla fine, il centrodestra sottolinea che «la coalizione è pronta a sostenere in Parlamento tutti i provvedimenti a favore degli italiani, a partire dai ristori e dalla proroga del blocco delle cartelle esattoriali». Questo per non subire «i ricatti del Pd e dei 5S», ha chiarito Meloni. Chi non è d'accordo sulla scelta della delegazione unitaria è Renato Brunetta. «È una decisione mai discussa, anzi io avevo letto una dichiarazione di Tajani che diceva il contrario. Tajani e Berlusconi hanno cambiato idea. Ma non sono d'accordo». La linea ufficiale dunque è "no al Conte ter ed elezioni anticipate", ma il clima di sospetto non è affatto sopito. C'è chi teme che Gianni Letta possa portare in dote 3/4 costruttori azzurri a Palazzo Madama per aiutare il premier dimissionario. Allo stesso tempo tra i parlamentari circola la voce che Letta non possa fare una mossa del genere senza il placet di Berlusconi, che per ora sembra non voglia rompere con Salvini e Meloni. Intanto, il Carroccio continua a blandire il Cav. Anche ieri il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha ribadito come «Berlusconi sia un buon nome per la presidenza della Repubblica». Secondo una fonte, il leader di FI avrebbe fatto sapere a un emissario di Salvini di essere disponibile alle larghe intese solo col supporto della Lega. Meloni vede il governo di salvezza nazionale come il fumo negli occhi e proprio nel vertice del pomeriggio si sono vissuti momenti di tensione con Paolo Romani di Cambiamo. «Se saliamo insieme al Colle una volta usciti non possiamo dividerci tra chi vuole il voto e chi no», ha detto Meloni. Parole che hanno fatto sbottare il senatore totiano: «Siamo e restiamo dell'idea che ci sia bisogno di un esecutivo di unità», ha ribadito Romani. Come ripete Osvaldo Napoli: «Come si può salire insieme al Quirinale con proposte diverse? ». -

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