Anglotedesco

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giovedì 21 gennaio 2021

Vaccini in ritardo.Il Lazio sospende le prime iniezioni

 


da IL CORRIERE DELLA SERA del 21 gennaio 2021.Claudio Voltattorni

La buona notizia è che la prossima settimana dovrebbero arrivare 465.660 dosi di vaccino Pfizer. La cattiva è che l’azienda statunitense annuncia nuove riduzioni (anche se inferiori all’ultima del 29%) ancora per altre tre settimane e una regolarità di consegna solo dalla metà di febbraio. Non solo. Secondo un report del commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri, l’Italia aveva prenotato a Pfizer un totale di 8.635.154 dosi da ricevere entro il 31 marzo. Ma considerati i ritardi già subiti e la nuova pianificazione presentata dall’azienda farmaceutica, a metà febbraio si arr iverà a meno della metà delle dosi, cioè 3.885.570, il 45% in meno di quanto ordinato, e sembra piuttosto difficile che in poche settimane si riesca a recuperare il ritardo, nonostante Pfizer prometta che «da metà febbraio i quantitativi disponibili aumenteranno». E questo, secondo il report, mette a rischio i richiami per 54 mila persone: «Qualora tutte le regioni somministrassero tutte le dosi disponibili nella settimana precedente (116.154 al giorno in Italia) con il solo magazzino residuo nonché con le dosi ipotizzate in consegna da Pfizer, non ci sarebbero tutte le dosi necessarie per i richiami (628.541) considerando il numero dei vaccinati nei 21 giorni». Una situazione che allarma commissario e Regioni e che rischia di far saltare tutto il piano vaccinale italiano, ieri arrivato a oltre un milione e 200 mila vaccinazioni, tra prima e seconda dose. Il governo ha attivato l’Avvocatura di Stato per valutare eventuali responsabilità di Pfizer e le azioni da intraprendere e anche la Commissione Europea ha sottolineato come l’Italia e tutti gli Stati membri abbiano tutto «il diritto di intraprendere delle azioni legali se delle clausole non vengono rispettate».

Il caos nelle Regioni

Ma, dopo essere stata tra i Paesi Ue più virtuosi, l’Italia ora rischia una brusca frenata. Nella sua decisione unilaterale, Pfizer ha ridotto le dosi ad alcune regioni di oltre il 50% mettendo a rischio prime vaccinazioni e richiami. Il piano solidale di redistribuzione alle regioni che sono rimaste senza dosi, deciso due sere fa, cerca di arginare i ritardi ma rischia di non essere sufficiente. Tanto che dove sono arrivate meno dosi del previsto sono già stati annunciati ritardi o stop nella campagna. Il Lazio, che ha subito un taglio del 30%, ha chiesto a Usl e ospedali di sospendere da oggi «la somministrazione delle prime dosi a qualunque categoria di popolazione», rispettando solo i richiami. Rinviate poi al primo febbraio le vaccinazioni degli over 80. Anche in Lombardia sono rallentate le prime dosi per garantire a tutti il richiamo e la seconda fase con vaccinazione per over 80 e malati cronici slitta all’11 marzo. In Puglia, ieri sono state fatte 1.600 vaccinazioni contro le circa 5 mila quotidiane dei giorni precedenti e però nelle categorie prioritarie è stato inserito il personale scolastico. Prenotazioni rinviate anche in Emilia-Romagna a causa della metà delle dosi ricevute. E i governatori delle regioni del centrodestra (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino, Lombardia, Piemonte, Sardegna e Calabria) attaccano il governo per «l’indecoroso scaricabarile», ricordando che le Regioni «non sono responsabili dei contratti» e invitano il premier Conte ad «assumersi la responsabilità di risolvere la questione».

Gli altri vaccini

Intanto, si avvicina il 29 gennaio, data in cui il vaccino AstraZeneca dovrebbe ottenere il via libera dell’Ema che dovrebbe portare all’Italia circa 40 milioni di dosi nel 2021. In aumento anche le dosi del vaccino Moderna: dopo le 47 mila di questa settimana, dovrebbero inviarne 66 mila dalla prossima, 163mila dall’8 febbraio, 488.000 dal 22.

La Lombardia e il Tar

Oggi ci sarà l’udienza al Tar del Lazio per il ricorso della Lombardia contro la collocazione in zona rossa fino al 31 gennaio decisa dal governo la scorsa settimana. La Regione «fortemente penalizzata nell’applicazione delle misure restrittive» chiede l’annullamento dell’ordinanza contro le misure che «costituiscono un vulnus gravissimo e ingiustificato al tessuto economico, sociale e produttivo della Regione» e chiede al ministero della Salute «una tempestiva e rinnovata valutazione dei dati epidemiologici, informata a canoni di adeguatezza, proporzionalità e, in ultima analisi, di legittimità». La decisione del giudice è attesa entro la fine della settimana.

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