Anglotedesco

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venerdì 29 gennaio 2021

Vitali, sei ore da «responsabile»: Silvio mi ha chiamato, torno da lui

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 29 gennaio 2021.Giuseppe Alberto Falci

Da Silvio Berlusconi a Giuseppe Conte. Andata e ritorno, nel giro di sei ore. All’ora di cena è pronto ad appoggiare il Conte ter. A colazione però torna pasdaran berlusconiano. Ma come, senatore, torna indietro? «Altrimenti sarei stato un mercenario». Eccolo: Luigi Vitali, detto «Gigi». Da Francavilla Fontana in provincia di Brindisi, classe ’55, cresce nel Msi di PinuccioTatarella e il suo slogan è «Sono il figlio del carabiniere». Avvocato, nel 1994 Gigi fiuta la discesa in campo del Cavaliere. Due anni dopo comincia l’avventura in Parlamento, dove porta avanti proposte su condoni e depenalizzazioni del falso in bilancio e così entra in via Arenula da sottosegretario alla Giustizia per poi apporre la propria firma alla legge Cirielli.Vitali colleziona legislature. Dal 1996 al 2013. Ne salta una ma torna nel 2018. Questa volta da senatore. A luglio 2019 si avvicina a Giovanni Toti. Entra in «Cambiamo» ma solo un giorno. Torna nel gruppo azzurro. «Vitali si avvita», dicono i suoi amici e, infatti, lo scorso settembre si avvicina al Carroccio e alle Regionali appoggia la leghista Adriana Balestra. La sua fatica di questi giorni è una sola: smentire categoricamente l’appoggio a Conte. «Potrei starci ma c’è Bonafede alla Giustizia».

Il colpo di scena è comunque dietro l’angolo. Mercoledì alle 21.35 una notizia Ansa recita così: «Vitali: ho deciso di sostenere Conte». Stacca il cellulare per riapparire alle 22.40 quando risponde al Corriere: «Mi sento liberato. Non è il momento di andare al voto». Racconta che alle 19.30 ha indossato l’abito più elegante del suo armadio. Pochette a quattro punte — in omaggio al premier — varca l’entrata laterale di Palazzo Chigi. Il confronto con Conte è «sincero» e ruota attorno al dossier giustizia. La richiesta di Gigi, garantista d’antan, è chiara: «Conte mi ha assicurato che avrebbe messo da parte i temi divisivi. Bisogna solo salvare il Paese». È il suo momento di massimo contismo. Vitali è «europeista»: «Andrò lì, sarà la mia nuova casa» sussurra compiaciuto.Sono le 23.10 e Vitali è un senatore della maggioranza. La notte è lunga e porta telefonate. La notizia del suo passaggio ai responsabili arriva al presidente Silvio Berlusconi, «francamente irritato — fa sapere — dal gioco a ruba-senatori». Il Cavaliere lo chiama: «Ti ricordo il passato insieme, mi dice; sei in Forza Italia dal 1995, sei un azzurro!». E Berlusconi, si spinge avanti: «Hai visto che ho aperto alle larghe intese?». Un esecutivo, insomma, nascerà. Pochi minuti, ancora uno squillo. È mezzanotte inoltrata, è il segretario della Lega Matteo Salvini: «Hai visto che ho aperto su giustizia e Fisco? Senza Conte un governo si farà». Quel passaggio, è dirimente. All’una e mezza invia un messaggio al Corriere: «Non pubblichi l’intervista. C’è un ripensamento».

Vitali trascorre la nottata al telefono fino alle 04.30 e alle prime luci dell’alba è ritornato in Forza Italia. Ma cosa gli avranno promesso? Glielo chiediamo alle 8 del mattino: «Questa è la mia ultima legislatura. Hanno prevalso gli affetti. D’altro canto cosa sarei andato a fare in un governo presieduto da Conte? Sarei stato solo un mercenario».

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