Anglotedesco

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venerdì 26 febbraio 2021

Alla Protezione civile ritorna Curcio


di Francesco Grignetti 

L'aveva annunciato nella solennità del Parlamento, Mario Draghi, che avrebbe dato nuovo impulso al piano di vaccinazioni utilizzando la Protezione civile. E ieri il premier ha deciso un avvicendamento strategico, richiamando a capo del Dipartimento della Protezione civile il suo ex direttore, Fabrizio Curcio, in sostituzione di Angelo Borrelli. Potrebbe sembrare una banale sostituzione. Invece è una piccola grande rivoluzione. Intanto perché torna al suo posto, risolti alcuni drammatici problemi familiari, un ingegnere tosto, Fabrizio Curcio, che nasce nei vigili del fuoco e approda alla Protezione civile, è passato attraverso mille calamità, e nel 2015 fu scelto da Franco Gabrielli come suo successore. E qui c'è da fare la seconda annotazione: con l'ex Capo della polizia Gabrielli a palazzo Chigi in veste di Autorità delegata ai Servizi segreti, con il suo amico Curcio a capo della Protezione civile, e prossimamente con un nuovo Direttore del Dipartimento di Ps, probabilmente l'altro suo amico Lamberto Giannini, si profila una squadra volitiva e coesa al vertice di apparati delicatissimi. Quel che serve per aggredire la pandemia.Con la discesa in campo della Protezione civile è evidente anche che sta finendo il tempo delle soluzioni ibride. Delle anomale task-force che tanto piacevano a Giuseppe Conte, delle idee bizzarre e delle figure parallele. Sta per finire, per dire, il dualismo dei commissari straordinari all'emergenza Coronavirus che non possono far altro che litigare. Al contrario, i ministeri e i loro dirigenti tornano protagonisti nell'azione dello Stato. E se questo è il metodo-Draghi, uno che viene da lontano, con un solido background di dirigente dello Stato, pare chiaro che abbia le ore contate anche il commissario straordinario Domenico Arcuri, a cui Conte nei mesi aveva affidato sempre più compiti. La poltrona di Arcuri traballa sempre più, e non soltanto perché Matteo Salvini vuole la sua testa. Di lui si dice che tornerà ad occuparsi a tempo pieno di Invitalia, cioé di crisi industriali, senza escludere però che resti in prima linea a seguire la riconversione di stabilimenti farmaceutici per vaccini. Sarà quindi Curcio a gestire l'atteso cambio di marcia nelle vaccinazioni di massa. E se serviranno volontari e tende, insomma, e una capacità logistica, ci sarà la Protezione civile.Draghi ieri ha ringraziato Borrelli «per l'impegno profuso in questi anni». Così pure hanno fatto sindaci e Governatori, che lo hanno avuto al fianco in tante crisi in questi quattro anni. Ma se Borrelli ha avuto un difetto, è quel che gli rimproverano in tanti: di essersi fatto da parte nel pieno della pandemia e di non avere dispiegato al massimo le forze del Dipartimento. Con Curcio si può immaginare una guida più concreta e grintosa, nonché un solido appoggio politico bipartisan: arrivò infatti alla Protezione civile nel 2007 chiamato da Guido Bertolaso, ma fu scelto come direttore nel 2015 da Renzi. Infatti ieri si sperticavano tutti in elogi. Con Gabrielli, i destini dei due si sono incrociati nel 2009. Erano tra le macerie dell'Aquila, l'uno in veste di prefetto, l'altro a coordinare gli interventi di soccorso della Protezione civile. Si conobbero e ne nacque una stima reciproca. Poi si ritrovarono alla Protezione civile, uno direttore, l'altro responsabile operativo. E quando Gabrielli lasciò, lo indicò come il miglior candidato per la successione. Quattro anni fa, quando diede le dimissioni, Curcio scriveva: «Il ruolo di Capo della Protezione Civile è unico, assorbente e totalizzante per chi lo ricopre. Purtroppo non sono più nella possibilità di garantire il 100% della mia concentrazione e del mio impegno». Ora torna in campo e lo attende una sfida davvero totalizzante. 

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