Anglotedesco

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sabato 27 febbraio 2021

Biden accusa il principe saudita: fu lui ad approvare il delitto Khashoggi

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 27 febbraio 2021.Giuseppe Sarcina

Sette bombe di 250 kg sulle milizie irachene appoggiate dall’Iran. E un rapporto di quattro pagine per denunciare al mondo la responsabilità diretta del principe saudita Mohammed Bin Salman nell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi. Nel giro di 24 ore l’Amministrazione di Joe Biden prende due iniziative di grande impatto sugli equilibri del Medio Oriente.

Il dossier della Cia conferma i sospetti che si erano diffusi subito dopo che Khashoggi fu ucciso nel consolato saudita di Istanbul, il 2 ottobre del 2018. Un omicidio politico, «approvato», scrivono gli analisti della Cia, da Bin Salman, il trentacinquenne erede al trono, fino a pochi mesi fa interlocutore privilegiato di Donald Trump e del genero consigliere Jared Kushner. La svolta di Biden nei confronti di Riad è netta. Prima ha bloccato importanti forniture di armi; poi ha ritirato l’appoggio all’invasione saudita dello Yemen e ora ha autorizzato la Cia a declassificare una parte delle indagini sull’editorialista del Washington Post. Giovedì 25 febbraio, il presidente americano ha spiegato tutto ciò in una complicata telefonata con il Re dell’Arabia Saudita, Salman, 85 anni.

Per Biden il sentiero è stretto. Tanto che, secondo Politico, il governo Usa non applicherà alcuna sanzione nei confronti del principe, limitandosi a colpire, tra gli altri, il generale Ahmed Al-Asiri, ex numero due dell’intelligence.

La «correzione» verso i sauditi, si dice a Washington, potrebbe lasciare spazio all’aggressività dell’Iran. La risposta è arrivata alle due di notte di venerdì 26 febbraio, (ora locale). Un bombardiere americano ha colpito un complesso di edifici e alcuni camion che trasportavano armi nella zona di Boukamal, lungo il confine orientale con l’Iraq. Non ci sono ancora conferme ufficiali sul numero delle vittime. Secondo l’«Osservatorio siriano per i diritti umani», un’organizzazione britannica, sarebbero stati uccisi 22 miliziani, appartenenti alle formazioni sciite appoggiate dall’Iran. Stando a un comunicato diffuso dagli stessi gruppi paramilitari, ci sarebbe stato solo un morto. Il Pentagono ha spiegato di aver preso di mira una base utilizzata «anche da Kataeb Hezbollah e da Kataeb Sayyid al-Shuhada», considerati i responsabili del lancio di missili contro la base statunitense di Erbil, in Iraq, il 15 febbraio scorso. In quell’occasione perse la vita un contractor americano e ci furono diversi feriti, compreso un soldato Usa. Ieri mattina Jen Psaki, portavoce della Casa Bianca, ha aggiunto: «L’attacco aereo in Siria segnala che il presidente agirà per proteggere gli americani».

È la prima azione militare ordinata da Biden, che ha seguito il suggerimento del Segretario alla Difesa, Lloyd Austin, con un impatto tutto da verificare sulla scena internazionale. Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, si lamenta perché gli americani «ci hanno dato solo pochi minuti di preavviso», ma nello stesso tempo chiede di «riprendere i contatti» per «chiarire qual è la posizione di Biden sulla Siria».

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