Anglotedesco

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domenica 28 febbraio 2021

Draghi accentra il piano vaccini.Stop al Far west delle Regioni

 



di Ilario Lombardo 

Sui numeri Mario Draghi ha poco da dire. Il piano dei vaccini che il presidente sta definendo assieme ai nuovi vertici della Protezione civile prevede di moltiplicare le iniezioni che attualmente galleggiano su cifre troppo basse, ma non offre traguardi numerici precisi. Chi lavora nella trincea organizzativa dell'emergenza parla di almeno 300 mila al giorno, ma è più un auspicio che altro. È sul metodo e sulla strategia che invece l'ex banchiere centrale sta concentrando la propria attenzione. Puntando su un obbiettivo, tra gli altri: centralizzare maggiormente il piano a Roma ed evitare il Far West regionale. Per farlo però non dovrebbe ritagliare un ruolo di comando a misura di un solo uomo. L'idea di un coordinatore unico sui vaccini richiesto ieri da Antonio Tajani a nome di Forza Italia non trova sponda a Palazzo Chigi. Draghi non vuole replicare il modello del governo Conte che aveva affidato a Domenico Arcuri uno strapotere nella lotta alla pandemia. Tra qualche giorno il commissario uscirà di scena, e potrebbe finire a occuparsi, in veste di ad di Invitalia, della logistica amministrativo-contrattuale che riguarda dosi, forniture e contratti. La somministrazione del siero non dovrebbe più riguardarlo. Da fonti di governo, si fa notare, tra l'altro, che Arcuri in questi giorni è alle prese con l'inchiesta sullo scandalo delle false mascherine, e a breve dovrebbe essere sentito dalla Procura di Roma per una controverifica sulle rivelazioni degli intermediari sotto indagine. I poteri di Arcuri torneranno maggiormente in capo alla Protezione civile che per volontà di Draghi e su suggerimento del neo-sottosegretario con delega ai Servizi, Franco Gabrielli, è tornata a essere guidata da Fabrizio Curcio. Il presidente vuole che gli uomini dell'emergenza, anche dell'esercito che il ministero della Difesa metterà a disposizione, si muovano in una cornice normativa definita e alla luce della sentenza della Corte costituzionale di 5 giorni fa. La lotta alla pandemia, hanno stabilito i giudici della Consulta, è competenza dello Stato. Cosa vuol dire? Che in questo lungo anno di battaglia al virus il conflitto tra governo centrale e Regioni non aveva ragione di essere se non per una errata interpretazione del federalismo sanitario. La traduzione attuale sui piani vaccinali è la fotografia di una situazione non omogenea, con Regioni che hanno un passo più virtuoso e sostenuto, e altre che invece faticano e non sono nemmeno nell'orizzonte di completare a breve il primo step dell'immunizzazione, quello sugli over 80. Per Draghi la sentenza è una leva per riorganizzare il coordinamento su base nazionale dei piani regionali. L'altra parte della sua strategia Draghi la continua a giocare sul fronte Ue: e riguarda il pressing sulla Commissione affinché spinga le aziende Big Pharma a liberare i brevetti per la produzione domestica e a fermare l'export in caso di accordi non rispettati su dosi e tempi di consegna. Il presidente è intenzionato a frenare quella che considera «una forma di arbitraggio», consentita dai regolamenti, che permettono di dilazionare l'arrivo dei vaccini nel frattempo rivendibili su altri mercati a prezzi maggiorati. La produzione in Italia dei vaccini, e dunque la liberalizzazione delle autorizzazioni, sarà fondamentale per la campagna d'autunno, per evitare nuove ondate. Nel frattempo il governo si augura l'immediato via libera Ue al nuovo vaccino Johnson&Johnson che essendo monodose potrebbe facilitare la campagna della prima iniezione di massa. Tutte le armi diventano importanti. E per Matteo Salvini tra queste c'è il vaccino russo Sputnik. «Perché non usarlo? » insiste il leghista. Dopo Ungheria, Austria, e San Marino, anche la Repubblica ceca ha avviato le trattative con Mosca. Bisognerà capire se l'appello di Salvini non indebolisce i buoni propositi atlantici di Draghi. 

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