Anglotedesco

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martedì 23 febbraio 2021

FRANCO BORDIGNON:"Un fratello si occupava di bisognosi"

 



di Domenico Agasso jr. e Letizia Tortello

«Zakia Seddiki nelle sue prime ore da vedova Attanasio ha scelto e chiesto solo una cosa: riservatezza». Forse anche perché «non si aspettava tutto il calore, l'affetto, la stima e la riconoscenza che un Paese intero sta manifestando per suo marito Luca». Così le salme dell'ambasciatore italiano in Congo e del carabiniere Vittorio Iacovacci, lasciano per sempre l'amata terra d'Africa «senza cerimonie pubbliche». Il missionario saveriano Franco Bordignon parla da lì, a pochi passi dalle bare avvolte nel tricolore, sulle piste dell'aeroporto internazionale di Goma. È partito all'alba da Bukavu per attraversare 200 chilometri di strade e foreste, in un pomeriggio di lutto, silenzio e angoscia per questa nazione insanguinata, che dà l'addio a due suoi eroi «martiri» del dialogo e della generosità. Con Bordignon c'è una delegazione della sua comunità di accoglienza. I loro occhi lucidi e i cuori straziati sono gli occhi e i cuori della gente del Congo che accompagna due amici nel loro ultimo viaggio. «Che tristezza. L'unico sollievo viene da Rocco Leone che si è salvato dall'agguato facendo finta di zoppicare mentre era ostaggio: i rapitori camminavano spediti e lo hanno lasciato indietro». Dai Saveriani Luca Attanasio «era di casa. Era un fratello. Semplice e buono. Si interessava sempre della gente più bisognosa». Bordignon è stato tra gli ultimi a trascorrere un po' di ore con il diplomatico 43enne. Sabato era stato nella missione dei Saveriani: «Abbiamo passato la cena e la serata assieme. La mattina dopo messa, e un caffè in allegria. Poi sono partiti». Per sempre. Il ricordo più bello «di Attanasio che conserverò per sempre è il suo impegno nell'ideare progetti di riscatto per i più poveri, a cominciare dai bambini e ragazzi: non voleva solo sfamarli, ma dare loro gli strumenti per un futuro da protagonisti». Anche per questo l'ambasciatore ha lavorato per creare un «asse della solidarietà» tra Mama Sofia, ong fondata e presieduta da Zakia, e i Saveriani: «Stiamo predisponendo attività di recupero dei ragazzi di strada, per dare loro un'istruzione e insegnare un mestiere».La giornata ha avuto un momento di ufficialità con la visita della coppia presidenziale, Félix Antoine Tshisekedi Tshilombo e la moglie Denise, alla vedova. Racconta Lwarhiba Musimwa Maitre, fondatore del giornale Nuovelle Afrique: «Lei non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma è rimasta molto colpita dalle parole del presidente». Le lacrime composte di Zaki e della figlioletta più grande delle tre, una bimba di quasi 4 anni, paralizzano il popolo congolese. Piangono le migliaia di persone aiutate e confortate in questi anni dalle parole e opere di questi «sposi accoglienti». Al ristorante Mediterraneo, che era un po' la base quando l'ambasciatore andava in visita all'Est, ieri a rispondere al telefono c'erano solo Justin e Patrick, camerieri congolesi. «Gli italiani sono andati ad accompagnare Luca all'aeroporto, a salutare la moglie e le figlie. Qui non c'è nessuno». Solo in serata Michele Macri, il gestore del locale italiano nel centro di Goma ha fatto ritorno, dopo aver dedicato la giornata all'ultimo saluto all'amico-diplomatico, che era stato da lui l'ultima volta domenica sera. Lo chef Matteo Bissanti, originario di Manfredonia e in Congo da tre anni, fa un vanto di averlo conosciuto: «È passato a salutarmi come sempre, è venuto apposta in cucina per ringraziare del menù che avevamo preparato», dice. Per l'ospite speciale aveva preparato un menù a buffet con melanzane farcite, zucchine in carpione e spezzatino. «E dire che l'avevo visto solo in altre due occasioni, ma lui non si faceva sfuggire una gentilezza verso tutti». Luca Attanasio era così, «ha salutato calorosamente anche i camerieri». Aveva invitato a cena «la gente del posto, era molto generoso - continua - saranno stati una quarantina di persone» della Fondazione Avsi, cooperanti, missionari, laici e religiosi.

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