Anglotedesco

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domenica 28 febbraio 2021

Il giallo sul divieto Onu: in missione niente pistole e giubbotti anti proiettile




da LA REPUBBLICA del 28 febbraio 2021. di Vincenzo Nigro

«Non abbiamo nessun motivo di ritenere che le Nazioni Unite non vogliano collaborare pienamente con le inchieste che le istituzioni italiane hanno aperto sulla morte dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci. Il Pam ha ammesso chiaramente che erano sue le responsabilità nell’organizzare la sicurezza del convoglio colpito lunedì scorso…». Alla Farnesina chi lavora all’omicidio di Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci sa che l’odissea è appena iniziata. Il ministero degli Esteri si prepara a seguire nei prossimi mesi non solo lo sviluppo delle procedure giudiziarie, ma tutte le ispezioni interne e internazionali che le amministrazioni italiane e quelle delle Nazioni Unite hanno avviato. «Giustizia verrà chiesta nei tribunali, noi dovremo contribuire alla giustizia ma anche capire quanto accaduto e verificare l’efficienza delle macchine che hanno organizzato la sicurezza», dice uno dei responsabili del ministero.

Fonti del governo si pongono interrogativi che fino ad una settimana fa sarebbero stati assolutamente irragionevoli: «Come è possibile che l’organizzazione del Programma Alimentare Mondiale abbia detto all’ambasciatore che non era possibile portare i giubbotti anti-proiettile? Nel Kivu? Che al carabiniere fosse stato proibito di portare la pistola, indicazione che lui non aveva rispettato, inserendo l’arma comunque nel bagaglio con cui viaggiava?».

Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Mario Draghi è stato aggiornato dal ministro Luigi Di Maio sui dettagli dell’incidente e sui problemi immediati che il triplice omicidio (è stato ucciso anche un autista del Pam) ha provocato all’Italia. Ma da domani alla Farnesina inizieranno a studiare una strategia “politica” per affrontare il confronto con il Pam a Roma e con l’Onu a New York. Qualcuno tra i funzionari ipotizza che possa esserci un momento in cui «lo stesso Draghi potrebbe avviare un’azione “di sensibilizzazione politica” nei confronti del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, per capire come siano state fatte le valutazioni che hanno autorizzato quel convoglio senza scorta». A New York lo UNDSS è un intero dipartimento, un “ministero” che si occupa della sicurezza di tutte le missioni Onu nel mondo. «Lo United Nations Department for Safety and Security è l’organismo che detta le regole e coordina la loro applicazione per tutti gli uffici e le missioni Onu nel mondo», dice a Repubblica un funzionario europeo che lavora per l’Onu. «La questione centrale non è quella della auto blindata o della scorta dell’ambasciatore italiano nella capitale Kinshasa», dice il dipendente Onu, «ma come quella strada nel Kivu possa essere stata considerata percorribile senza scorta pesantemente armata».

Lo Undss è diretto da un “under- secretary for safety and security”, il canadese Gilles Hichaud. Il suo braccio destro è Noirin O’Sullivan, una diplomatica irlandese. Sul sito dell’Onu, l’Undss elenca le sue priorità: oltre a “focalizzarsi sulle soluzioni ed essere innovativi” e a “sviluppare una cultura che enfatizza la sicurezza”, uno dei comandamenti dice: “imparare continuamente”. Di sicuro imparare dagli errori mortali commessi sarà un imperativo.

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